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The Vanishing – Il mistero del faro

Il vecchio e il mare

di

Il guardiano del faro è una figura quasi mitologica, l’uomo piccolo, solo, fragile, che affronta impavido la furia della natura per salvare altre vite sconosciute, rinchiuso in una sottile torre squassata dai marosi. Il mestiere è oggi quasi scomparso, i fari sono telecomandati o al massimo richiedono una manutenzione periodica. Ma un tempo, dal fuoco che ardeva sulla torre dell’isola di Pahros davanti ad Alessandria d’Egitto (280 a.C.), dalle torri delle repubbliche marinare ai primi veri fari inventati agli inizi dell’800 e a quelli automatizzati di oggi, quella luce che splendeva sui mari del mondo è stata davvero l’unico mezzo per evitare sciagure terribili, per permettere l’espandersi dei commerci, della conoscenza del mondo, della civiltà. Un tipico guardiano del faro, nella vulgata romantica che ha ammantato questa figura nei secoli, è sempre stato un uomo introverso, in fuga da una vita che lo ha ferito, da un’umanità che lo ha respinto. Qui, in The Vanishing, di Guardiani ne abbiamo addirittura tre: il più vecchio Thomas (Mullan) è un uomo che la vita ha colpito duramente e che ha cercato di resistere alle sue sventure; il maturo James (Butler) è un uomo onesto, abituato a spaccarsi la schiena per il bene della sua famiglia. Donald, il più giovane (Swindells), si barcamena fra i due più anziani, inesperto e imprudente, atteggiandosi a uomo maturo per nascondere le proprie debolezze. É gente povera, che si sacrifica duramente, affrontando lavoro pesante e lontananza dagli affetti per portare a casa qualche soldo in più. Durante una tempesta una barchetta naufraga sugli scogli, il passeggero muore e nel suo baule ci sono tre lingotti d’oro, che risolverebbero la vita dei poveretti. Nessuno di loro è però capace di gestire un simile evento e quando due soci del morto arriveranno a cercare il loro bottino, la tragedia si consumerà. Un errore dopo l’altro finiranno in un abisso di violenza e disperazione. Se difficili erano già stati gli equilibri interni fra tre personaggi così diversi, prima del fattaccio, tutto poi si sgretolerà, nel senso di colpa, nell’isolamento del luogo. Il danese Kristoffer Nyhoml, che ha all’attivo molte serie tv di successo, racconta una vecchia leggenda del mare, che si rifà a un misterioso fatto avvenuto nel 1900 nell’arcipelago delle isole Flannan. Il film è stato girato più a sud, a Galloway, sempre Scozia, un thriller psicologico in cui la trama, dall’elementare svolgimento, si appoggia su tre valide interpretazioni e su una natura che costituisce uno degli elementi fondanti della narrazione.

sobrio

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