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The Strangers 2 – Prey at Night

Toc toc

di

Siamo nell’anno di grazia 2018. Possiamo ancora tollerare che i protagonisti dei film horror siano i più babbioni del reame? Anche ammettendo l’intenzione citazionista di anni più felici (leggi anni ’70)? No, non possiamo. Perché troppa acqua è passata sotto i ponti e per inorridire, per spaventarsi, per palpitare e soffrire per le sorti di un personaggio, si richiede una scrittura più raffinata. The Strangers è un remake/omaggio di un film del 2008, stesso titolo, con Liv Tyler e Scott Speedman come protagonisti, e la selezione di canzoni rimanda ad anni ancora più lontani (nostalgia dei killer vecchio stile, del regista per la sua giovinezza, allusione agli anni felici di cui sopra? Chissà). Una famigliola non felice trasloca dalla città alla campagna, per non definiti casini combinati dalla figlia adolescente (solita odiosa che fuma, fa il dito medio, ingrugnata e villana). Il fratello maggiore subisce stoicamente scontento ma sempre civile. Arrivano in una notte buia nella vasta area di campeggio gestita dagli zii, prendono possesso di una specie di parallelepipedo fatto di assicelle e dopo poco qualcuno busso alla porta. Sarà l’inizio del famoso incubo. Un gruppetto di misteriosi individui, per altrettanto misteriosi motivi li vuole massacrare. Gli sprovveduti protagonisti iniziano a inanellare un fatale errore dopo l’altro. Ora sappiamo bene, lo abbiamo scritto tante volte, che se tutti i protagonisti si attenessero a comportamenti logici, non corressero sempre dalla parte sbagliata, sparassero subito quando possono, si accertassero che il cattivo, fortunosamente abbattuto, sia morto per davvero e via elencando, il genere horror non esiterebbe più. Ma da questo a dover accettare le assurdità contenute in The Strangers, il passo non è breve. Piacerebbe avere almeno qualche personaggio che sì soccombesse, per suscitare nello spettatore disagio ed empatia, ma dopo aver almeno adeguatamente fronteggiato l’avversario. Altrimenti si assiste con fastidio, o si sogghigna sconfortati, arrivando ad augurare di finire malissimo ai personaggi che si comportano più stupidamente, che pronunciano le battute più ridicole. Ha senso fare il remake a breve distanza di tempo di un film che già era citazionista, non è che tutto risulta semplicemente vecchio e scontato? Come il precedente omonimo, diretto e scritto da Bryan Bertino, il film vorrebbe in qualche modo ricordare certi horror antichi, per la semplicità della trama, la suspense elementare, un'efferatezza basica degli eventi, come nei titoli del periodo d’ora del genere, quando si cominciava a mostrare come potesse essere inquietante e pericoloso per un cittadino addentrarsi nelle zone rurali (certe cose possono avvenire solo a causa dell'isolamento della zona). Ma purtroppo il film è davvero troppo privo di originalità e si adegua una volta di più a canoni ormai abusati. Suggeriamo il recupero del dimenticato Them del 2006 e del misconosciuto Vacancy.

Una stupidaggine

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