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The Spirit: Frank Miller e il suo noir tratto da Will Eisner

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Una necessaria premessa: questo The Spirit cinematografico non ha niente a che vedere, o quasi, con quello di Will Eisner. Si tratta dell'interpretazione, decisamente libera, che Frank Miller, autore di veri e propri cult del fumetto di tutti i tempi come Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Sin city e 300, ha tratto da uno dei comics più popolari degli anni '40.

Da tale premessa, un'ovvia conseguenza: i "puristi" amanti di quella serie, detesteranno senza alcuna esitazione questo film. E il motivo risiede soprattutto nel fatto che il suo autore, Will Eisner appunto, è un'icona indiscussa nell'arte delle "nuvole parlanti".

In pratica: Eisner sta al fumetto come il cinema sta a Griffith o Welles o Kubrick.

Miller ha preso i toni e i cliché esasperati del noir presenti nell'opera di Eisner, e li ha inseriti in un film che ha l'estetica estrema, cupa e serissima del suo Sin city. Ne ha fatto una sua versione, contrapponendo questi aspetti anche ironici alle atmosfere decisamente dark del suo stile visivo.

Troviamo, quindi, Denny Colt, giovane ed eroico poliziotto di Central City da tutti creduto morto, nei panni di Spirit, vigilante alleato della polizia, in perenne lotta con il suo arcinemico Octopus (Samuel L. Jackson, mai visto così esilarante e sopra le righe) e la sua conturbante assistente Silken Floss, che ha le forme sexy di Scarlett Johansson. A complicare le cose, il ritorno in città di Sand Saref (un'incantevole Eva Mendes), ex-fiamma di Denny Colt e ora ladra internazionale di gioielli.

Miller lascia immutati certi stereotipi del genere noir e la "forzatura" quasi parodistica (a partire dalla magniloquente e ridondante voce-off) che ne faceva Eisner nelle sue pagine. Spirit si presenta quindi come un classico detective anni '40 "alla Humphrey Bogart": inseparabile cappello (accompagnato, nel suo caso, da una sgargiante e svolazzante cravatta rossa), risposta, e battuta, sempre pronta e l'assoluta incapacità di tenere a freno il naturale ascendente che ha su qualsiasi donna incontri (persino Lorelei, l'angelo della Morte alla quale Denny Colt è sfuggito, non è altro che una donna desiderosa di poterlo stringere di nuovo nel suo eterno abbraccio).

Questi elementi si integrano per contrasto con quel cinema postmoderno che ha nella debordante componente visiva il proprio tratto caratteristico. Certo, Miller ha una concezione eccessivamente "fumettistica" della regia cinematografica che lo porta, colpevolmente, a sorvolare su alcune regole basilari della narrazione audio-visiva. Inoltre, l'autore di Sin city appare ormai una copia vecchia e stanca di sé stesso, incapace di produrre nuove storie all'altezza dei capolavori che ne hanno determinato la fama (e chi ha letto Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora sa di cosa parlo...)

Tuttavia The Spirit, malgrado avesse ben altre potenzialità ed ambizioni, rimane una piacevole visione, anche se Will Eisner avrebbe meritato un trattamento assai migliore dal suo vecchio amico e discepolo.

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