MovieSushi

The Millionaire: Il ragazzo del tè e i suoi moschettieri

di

Archiviata la delirante parentesi di Sunshine (troppo sole fa male, si sa) e tornato dichiaratamente trasformato dall’India, Danny Boyle risorge in grande stile, firmando un’opera vibrante, multiforme e multigenere, esteticamente ed eticamente degna di nota, ma soprattutto, passateci l’aggettivo, “vera”. Verosimile al limite della cronaca (tutta la descrizione di Mumbai sfida il miglior stile documentaristico), vera come lo sono le passioni umane, i desideri di un bambino che vuole diventare cantante, le chimere di chi fa del riscatto sociale la sua regola di vita (anche criminale). E, in mezzo a tanto realismo (nudo, crudo, che non disdegna di mostrare tutto il marcio di quotidianità ora putride, ora corrotte), il sogno di un amore (im)possibile.

Il melò d’autore siede a tavola con sequenze d’alta tensione, stemperate dalla finzione comica (ma non troppo) di Chi vuol essere milionario, un programma in cui, stavolta, è in gioco una spirale di memorie, utili a ricostruire il senso di una corsa a per di fiato verso quel montepremi chiamato sopravvivenza.
Jamal/Dev Patel dimostra come solo attraverso un gioco socialmente condiviso, accettato, supportato da tutti, uno slumdog delle bidonville può diventare agli occhi di tutti  (un tutti racchiuso nello sguardo speciale della sua Latika/Freida Pinto, amata con il sentimento puro e senza limiti che ha il sapore eterno dell’attesa e della gioia verso quel se stesso bambino che riuscirà forse a ritrovarla), finalmente, un uomo. Al di là delle sperequazioni sociali, delle lotte di classe e di retoriche razziste/buoniste di sorta.

Non perdete i titoli di coda, sgargianti, festosi, danzerecci che, come tutto il resto del film, sembrano girati da un indiano (non a caso Boyle si fa aiutare dalla regista Loveleen Tandan), privi come sono del solito, insopportabile, sguardo occidentale saccente/moraleggiante sulle realtà del terzo mondo.

Un film emozionante e genuino, da vedere e rivedere con le lacrime agli occhi e quel brivido dentro di chi ai sogni vuole crederci ancora, ad ogni costo. Ha già vinto ai Golden Globes, ora potrebbe rischiarsi un meritato Oscar, se non fosse che vedere Hollywood premiare Bollywwod sarebbe un bel paradosso. Il guaio è che, benché tutt’altro che milionari (ma mai dire mai, giusto Boyle?), restiamo degli inguaribili sognatori, quindi…l’accendiamo?

Toccante e variopinto. Appuntamento alle 5.30 alla solita stazione. Ci saremo.

8