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The Lost City

All’inseguimento dei vecchi film

di

Ci sono reboot, remake, film citazionisti, film che scopiazzano. Ci sono tanti modi di raccontare la stessa storia. Ma se la trama elementare alla fine funziona sempre, con qualche variazione qua e là e qualche aggiustatina/aggiornamento, perché smettere di raccontarla? Specie se l’ultima volta è stato qualche decennio fa. Questo per dire che, a leggere la sinossi o a vedere il trailer, con The Lost City siamo in pieno clone di All’inseguimento della pietra verde, mai dimenticata commedia d’azione del 1984, con una coppia di lusso come Kathleen Turner e Michael Douglas. Ma si “scopiazza” amorevolmente anche da L’isola di Nim, altra piacevole commedia, questa del 2008, con Jodie Foster e Gerald Butler. Eccoci quindi, anno di grazia 2022, a fare la conoscenza di Loretta, scrittrice di romanzi rosa d’avventura, conditi con abbondante e torbido sesso, che mandano in deliquio milioni di lettrici, pubblicati con copertine ammiccanti su cui si staglia l’eroe dei romanzi, il mitico Dash. Che è affidato ad Alan, un modello non al top della carriera, fisicatissimo e con parrucca dai lunghi capelli, di cui Loretta non ha la minima stima, mentre lui segretamente è innamoratissimo di lei. Nel tempo però Loretta, rimasta dolorosamente vedova, non esce quasi più di casa e la sua vena artistica si sta estinguendo. Durante una convention viene rapita da un miliardario (Daniel Radcliffe), che la vuole costringere a decifrare una mappa per trovare una corona di rubini, oggetto che lui ritiene esistere veramente e non solo nell’ultimo romanzo di Loretta, dimostrando così di fare anche lui una bella confusione fra realtà e fantasia. Alan a quel punto si precipita in suo soccorso, con l’unico supporto della fida anche se esasperata agente di Loretta, come fosse la versione reale dell’inventato Dash, almeno nella sua immaginazione romantica. Arrivato sull’isola tropicale dove si trova la sua amata, i suoi sogni di gloria franano rovinosamente perché si rende conto del divario fra sogno e realtà, in quanto sul posto è arrivato Trainer, un avventuriero da lui assunto per aiutarlo a ritrovare Loretta. Clamoroso ingresso in scena di Brad Pitt, “partecipata” di lusso non solo per il gradimento che l’attore incontra nelle platee, ma proprio per la scrittura divertente del suo personaggio, introdotto dalle note di Far from Any Road (True Detective) e Red Right Hand (Peaky Blinders), una specie di esilarante compendio di tutti gli eroi impassibili, super atletici, letali macchine da guerra che il cinema ci ha mostrato dai suoi esordi. Fra mille avventure e disavventure, tutte rigorosamente già viste, anche nei dettagli (Bullock nel deserto e nella giungla con i tacchi alti), fra litigi e riappacificazioni, in mezzo a situazioni e location alla Indiana Jones, come dubitare che tutto finirà per il meglio, come in uno dei romanzi della rinata scrittrice? In tutto questo rifare/citare e clonare, The Lost City a sorpresa si rivela una gradevole commedia rosa, che si rifà a tutto un filone narrativo che ha radici lontane, la damsel in distress che alla fine salva lei l’eroe macho. La meccanica fra Sandra Bullock e Channing Tatum fatica a ingranare e se ci riesce alla fine non è merito della sempre bellissima Sandra che però è un’altra che ormai non cambia mai espressione (anche se la sua impassibilità qui diventa quasi chiave di recitazione), mentre caracolla per deserti e foreste sui tacchi a spillo, in aderente e scomodissima tutina di strass di una squillante fucsia. Il merito in effetti va a Channing Tatum, che davvero ha trovato il suo tipo di ruolo, un macho nell’aspetto, un tenerono dentro. E i ruoli sono così rovesciati, che è lui l’unico al quale la sceneggiatura fa esibire il lato B. Mentre il macho vecchio stile (quello sul genere di Michael Douglas per intenderci), che qui è un divertito Brad Pitt, ha meno spazio (anche se... restare a guardare i titoli di coda). Dirigono con buon ritmo i fratelli Adam e Aaron Nee, gente da cinema indie come dimostrano i loro film precedenti, The Last Romantic e Band of Robbers. The Lost City è una commedia che non si vuole prendere sul serio, che non fa proclami alla “girl power”, ma si prefigge unicamente di far sorridere, e ci riesce. Di questi tempi c’è da essergliene grati.

Divertente, senza impegno

7