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The Lodge

Diversi letali fanatismi

di

Ci sono di nuovo due bambini, al centro del secondo lungometraggio degli austriaci Veronika Franz (moglie di Ulrich Seidl) e Severin Fiala (suo nipote), dopo Ich seh, ich seh, da noi Goodnight Mommy. The Lodge, scritto insieme all’italo/inglese Sergio Casci, è nato dopo il successo del precedente, che li ha fatti conoscere oltreoceano, procurando una quantità di copioni da selezionare. Evidentemente in questo hanno trovato delle assonanze stimolanti. I due ragazzini, 15 anni lui e una decina lei, sono legatissimi e ancora più lo diventano quando la loro amatissima e religiosa mamma non regge alla fine del matrimonio. Il padre, di mestiere psichiatra, si è innamorato di una giovane ragazza sua paziente e vuole imporla ai figli senza dare loro tempo di elaborare il cambiamento. Spesso riflettiamo su quanto sia calzante il detto “medice cura te ipsum”, perché questo professionista sembra davvero incapace di gestire i problemi psicologici del suo nucleo. Infatti anche la sua ragazza ha una sofferta situazione alle spalle, figlia di uno dei soliti predicatori fanatici, uscita viva per caso da un suicidio di massa. Cosa si inventa questo padre improvvido, dopo aver munito per di più la sua fragile ragazza di una pistola, se non lasciarla da sola insieme i figli dichiaratamente ostili, tutti riuniti per la festività del sacro Natale, in una baita isolata in mezzo ai monti, tutto in legno pronto a scricchiolare minacciosamente? Che dopo la sua partenza diventerà ancora più isolata, perché sulla zona si abbatte una tempesta di neve e nella casa iniziano a succedere cose strane: lo spettatore resta a interrogarsi se sia tutta una feroce messa in scena dei ragazzi o se sia la giovane donna a mostrare segni di instabilità mentale. O è uno spettro in cerca di vendetta, che si muove fra le molte ombre della casa? Intanto una casa delle bambole, storicamente inquietante, riflette quanto avviene nella vita reale, un po’ come in Hereditary di Ari Aster, e una Madonna di Antonello da Messina assiste enigmatica dalla parete. Di cosa si tratti, lo saprà chi andrà a vedere il film, che nonostante a raccontarlo sembri il solito improbabile thriller un po’ horror (ma entrambe le etichette non lo rappresentano con esattezza), ha una sua ragione d’essere, con una serie di ribaltamenti di prospettiva non banali, per il modo con cui è raccontato, perché Fiala e Franz indubbiamente sanno costruire la tensione, creare atmosfere inquietanti con pochi tocchi, usando montaggio, sonoro e parchi effetti per qualche efficace colpo di scena, di livello più nobile dei soliti mezzucci da jumpscare. Perché alla fine The Lodge mira a un discorso serio, per quanto riguarda i moventi di tutti i personaggi, ed è raccontato con la massima serietà, anche troppa forse, con un tono progressivamente sempre più cupo, enfatizzato da una altrettanto cupa fotografia. Il film si chiude sulla canzone Nearer, my God, to thee, inno sacro cristiano scritto nei primi dell’800. che si dice suonato dall’orchestrina del Titanic, mentre la nave affondava, quindi foriero di lutti. Di buon livello il cast. Il padre, che compare all’inizio e alla fine, è Richard Armitage, la madre che compare pochissimo è Alicia Silverstone, la fidanzata è la lanciatissima Riley Keough (The Girlfriend Experience, It Comes at Night, La truffa dei Logan, La casa di Jack). Il fratello maggiore è Jaeden Martell, che era nei due It, Il libro di Henry e Cena con delitto. Aspettiamo i due autori alla prossima prova, quando dovranno variare il loro schema narrativo e inventarsi qualcosa di nuovo.

promettente

7