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The Lobster: Recensione

di

I crostacei vivono meglio

Vorremmo mai reincarnarci in un'aragosta? Proprio in questo gustoso crostaceo accetta di essere tramutato il povero David, nel caso fallisca nel suo compito di guadagnarsi una partner. Siamo infatti in una imprecisata società futura, dove naturalmente si sta malissimo. A nessuno è concesso essere single, pena appunto la trasformazione in un animale (a scelta, almeno quello). David dopo 12 anni è stato lasciato dalla moglie e finisce in un tragico hotel dove, fra altri disperati nelle sue condizioni, dovrebbe trovare la futura compagna della vita, scelta da lui (o lui da lei) in base a precise affinità.

Ma dopo una serie di paradossali avventure, l'uomo fugge nella foresta circostante dove opera un gruppo di ribelli. Qui le regole sono all'opposto ma applicate con sempre uguale ferocia: è vietato essere in coppia, pena punizioni atroci. Il sempre più misero David conosce una splendida sconosciuta e scatta la misteriosa molla dell'attrazione. Ma i due innamorati dovranno fare i conti con la spietata Leader della congrega, crudele quanto il regime cui si oppone. Diretta da Yorgos Lanthimos, uno dei nuovi giovani autori greci di tendenza (Kynodontas, Alpeis), The Lobster è una commedia fantastico/fantascientifica dal tono surreale/grottesco. La prima parte nella descrizione accurata di un mondo di follia inanella una serie di riuscite situazioni, surreali e comiche, la seconda è meno coinvolgente, con qualche passaggio della sceneggiatura un po' vago e un finale poco incisivo, che lascia molto spazio, forse troppo, all'immaginazione dello spettatore, alla sua voglia di stabilire collegamenti, di decifrare metafore, di interpretare messaggi in base al proprio sentire. I personaggi sono descritti con crudele precisione, sarcasmo feroce, fra tante citazioni, da Kafka a Buñuel ai film distopici young adult (e viene anche in mente la serie tv Black Mirror). Se i rappresentanti del potere sembrano funzionari rumeni da impero in decadenza, non sono meglio i "clienti", miserabili laidi disposti a tutto pur di salvare la pelle. E pure i dissidenti non sembrano meglio. Trattandosi di un regista che proviene da una nazione come la Grecia, nazione massacrata dal Potere (quello con la P maiuscola), non possiamo non pensare a una feroce metafora proprio di quel Potere, che quando lo decide riesca a imporre qualunque regola, anche la più assurda, spezzando ogni volontà dei suoi terrorizzati sudditi (perché visti i precedenti di questo regista, una satira di costume semplicemente sulla società attuale e sui rapporti di coppia, ci sembra limitativa, improbabile.) E quando un'opposizione si crea, quando dei ribelli combattono, sono più feroci del Potere stesso, perché la follia umana sembra escludere ogni ragionevolezza. In fondo la follia è sì del sistema ma agisce su individui a loro modi folli, almeno profondamente disturbati, e questo crea un perverso circolo vizioso.

 

cinema socio-politico

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