MovieSushi

The Informer – Tre secondi per sopravvivere

Fine pena mai

di

Brutta la vita dell’infiltrato, dello spione, dell’informatore, attività che a parte chi la fa di mestiere, spesso viene svolta non proprio di spontanea volontà da individui per i quali costituisce l’unico modo per evitare problemi più gravi. Così si illudono, perché i problemi arriveranno e saranno sempre gravissimi se non mortali. Questa è la situazione in cui si trova Pete (Joel Kinnaman), il protagonista di The Informer, film scritto e diretto dall’italiano Andrea Di Stefano, con stile molto internazionale. Regista già di Escobar, Di Stefano finora ha realizzato prodotti che non sembrano diretti da un italiano e questo lo diciamo come complimento, non tanto perché ai nostri registi manchino capacità tecniche, ma per la scelta dei soggetti, che per Di Stefano escludono finora le solite storie sentimentali, di cuori spezzati, di incertezze esistenziali, di problemi sociali (ho perso l’amore, ho perso il lavoro, cosa farò da grande, diventerò mai grande?). Nel film, tratto dal romanzo Tre secondi, scritto dagli svedesi Roslund e Hallstrøm, il protagonista è finito a fare l’infiltrato in una banda di mafiosi dell’Est Europa, per conto dell’FBI, nell’illusione di accorciare una pesante pena carceraria subita ingiustamente. Illuso proprio, perché la situazione in cui gli era toccato infilarsi era ben più drammatica di quella carceraria. Per di più l’FBI non si accontenta e, sfruttando un incidente di percorso avvenuto senza la diretta colpa di Pete, lo costringe a un ulteriore rischiosissimo incarico, dentro una di quelle prigioni dove il potere è in mano a neri violenti, suprematisti ariani, mafiosi dell’Est e guardie corrotte. I cinici federali però non possono immaginare di avere richiamato l’attenzione di un agente della NYPD (Common), che è rimasto coinvolto nel caso e si oppone al loro arrogante atteggiamento. Nel testa a testa fra i due corpi, nel difficile equilibrio fra le varie manovalanze criminali, Pete rischia di restare schiacciato, mentre pure la sua famigliola sembra condannata ad una brutta fine. Joel Kinnaman (The Killing, Altered Carbon, Suicide Squad) fa come sempre il suo lavoro, destinato dal suo fisico e dalla sua faccia a ruoli da maschio alfa con un’anima, preferibilmente tormentata. I cinici agenti FBI sono Rosamund Pike e Clive Owen, mentre Ana de Armas è la tenera e indifesa mogliettina. A fare da cornice parecchie facce di caratteristi abbonati a ruoli da “cattivi”. Il whistleblower, o snitch o rat, quello che spiffera, lo spione, il traditore, l’infiltrato, l’informatore, è sempre stato un elemento di importanza fondamentale per risolvere delitti, per arrestare colpevoli, per sconfiggere organizzazioni criminali, costretto a rientrare poi in programmi di protezione eppure ciò nonostante spesso vittime di terribili ritorsioni. Questi problemi ce li hanno bene ricordati di recente due altre serie tv, la splendida The Informer (stesso titolo del film, da non confondere), Amazon Prime ancora inedita in Italia però, e la più commerciale Tin Star, con un esagerato ma godibile Tim Roth. Qui Di Stefano, senza voler fare del suo film una pietra miliare della storia del cinema, confeziona un valido prodotto di genere, dotato di un bel cast, con la sceneggiatura scritta da lui stesso insieme a Rowan Joffe, reduce proprio da Tin Star, e Matt Cook (Codice 999, Boston: caccia all’uomo). The Informer fornisce l’intrattenimento che promette, permettendosi anche un finale non del tutto ottimistico, non così banale.

apprezzabile

7