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The Front Runner

Come sarebbe andata se….

di

Oggi ci lamentiamo dei social, dove basta un soffio di gossip non verificato, moltiplicato esponenzialmente, per rovinare carriere, affossare film, mettere in crisi aziende, distruggere immagini pubbliche. Anche nel lontano (tecnologicamente parlando) 1988 però, stavano messi male, perché la carriera del Senatore Gary Hart, fortissimo candidato democratico alla casa Bianca, è andata in fumo in meno di un mese per una questione di corna, nemmeno clamorosa, vista nell’ottica di oggi. Dopo un buon posizionamento nelle elezioni del 1984, Hart, candidato democratico che piaceva molto ai giovani, giovane lui stesso per l’epoca (52 anni), gradevole fisicamente e molto impegnato su temi sociali, nel 1988 era il più valido aspirante democratico alla Casa Bianca. Ma un reporter frustrato scopre una sua fuggevole relazione extra-coniugale e questo fa precipitare la situazione. Dopo giorni a sbagliare tattiche difensive, Hart dovrà rinunciare alla sua candidatura, restando in politica per il resto della sua carriera, in ruoli di secondo piano però. Per le elezioni era stato sostituito poi da Dukakis, debolissimo candidato, perdente destinato di fronte al repubblicano George Bush (padre). E da lì la storia ha preso un’altra piega. Il film ricostruisce l’avvenuto, non nega le infedeltà di Hart (trent’anni allora di matrimonio, con una donna con cui avrà avuto i suoi accordi), mette in luce la sua determinazione iniziale a ribellarsi contro l’invasione della sua privacy, sostenendo fermamente che “fossero solo affari suoi”. E non aveva torto, anche perché la sua partner occasionale non aveva lanciato accuse nei suoi confronti. E negli anni precedenti, chi mai si sarebbe sognato di imputare a un politico la propria condotta sessuale (pensiamo solo a J. F. Kennedy e alle sue notissime avventure). Tutto lo scandalo è stato fatto esplodere da un cronista del Miami Herald, giornale in cerca di visibilità, scandalo al quale per ovvi motivi di vendita si erano dovuti accodare anche giornali più seri come il Washington Post. Ma non sfugga che sarà proprio un giovane giornalista di questa testata quello che farà a Hart una “morale” che gli farà capire di essersi messo in una posizione indifendibile, quella stessa che poi farà cadere Clinton solo cinque anni dopo: non l’aver fatto una certa cosa, ma mentire, negando di averla fatta. Un eco dell’attuale #meeto si concretizza nel personaggio della giovane giornalista del Washington Post, che usa argomentazioni allora poco frequentate. Interessante la descrizione dell’ambiente che gravita intorno al candidato, descritto in stile-Sorkin, i componenti del suo staff con le continue discussioni su strategie, discorsi, spostamenti, come abbiamo imparato si tratta di gente che abdica alla propria vita per mesi, per seguire la campagna e non si aspetta di essere delusa dal personaggio per cui si sta impegnando, per cui sta lottando. E poi gli eroici stagisti degli uffici elettorali (volontari non pagati) e il carrozzone dei giornalisti che seguono il candidato attraverso il paese per discorsi, incontri con gli elettori, sagre paesane comprese. La narrazione perde però ritmo quando si occupa proprio del protagonista e del suo scandalo, forse per un eccesso di rispettosa prudenza. Ma forse anche perché, rispetto a ben altri scandali seguenti, c’era ben poco da raccontare e tutto si è esaurito in pochi giorni, mentre il film dura ben 113 minuti, che la regia di Jason Reitman non riesce a riempire con sufficiente ritmo. Hugh Jackson si impegna seriamente per rendere credibile il suo personaggio, Vera Farmiga è bloccata nel ruolo convenzionale della moglie costretta a mantenere una facciata impassibile. Fra i comprimari, molte facce notissime agli amanti delle serie tv. Oggi abbiamo chi si dimette da una grande azienda per “abbracci inappropriati”, ma abbiamo anche un Presidente che si vanta di afferrare le donne per la”pussy”. E’ proprio vero che gli USA sono la terra delle contraddizioni. Nell’ottica del what if ci chiediamo se Hart allora fosse stato eletto, quanto sarebbe stata diversa la nostra storia, la storia del mondo. Non lo sapremo mai, non lo saprà mai Hart, oggi sereno 83enne ancora sposato con la stessa donna, che ha visto avverarsi ciò che più temeva, cioè l’avvento di un Presidente che avrebbe somigliato al suo paese.

Sobrio, mesto

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