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The Equalizer 2

Il sacro diritto alla vendetta

di

Nella percezione delle masse, sempre più frustrate, oppresse, vessate, rese isteriche da un’informazione accuratamente guidata, la figura del giustiziere in questi anni non ha perso una virgola del suo appeal, anzi. Forte anche del successo del film precedente del 2014, ispirato alla serie tv degli anni’80 Un giustiziere a New York, è chiaro perché Antoine Fuqua sia tornato sull’argomento insieme all’amico Denzel Washington, 64 anni, attore anche lui sempre in vetta ai gradimenti del pubblico, nonostante o più probabilmente grazie alla sua lunga, onorata carriera. Ritroviamo Robert, ex super-super agente CIA pentito (qui sapremo qualcosa di più del suo passato), vedovo solitario, inconsolabile e insonne, ex umile impiegato di un simil-Leroy Merlin, che 4 anni fa aveva sgominato il regno del terrore di uno spietato oligarca russo. Ora fa il driver stile Uber in una signorile Boston, un “taxi driver” che ascolta e sogguarda i casi umani sul suo sedile posteriore, per poi fare ritorno alla sua casa ordinata e silenziosa a leggere e ricordare. La sua vita procede così su binari consolidati. Nel senso che il suo lavoro, la sua esistenza all’apparenza tranquilla, sono intervallate da interventi atti a ristabilire un certo ordine delle cose, nell’ottica di Robert, che noi condividiamo in pieno. Ma un caso di ben maggiore spessore incombe, coinvolgendo gente della sua vecchia vita. Impossibile fare finta di niente e aspettare che le autorità preposte facciano quel poco che hanno voglia di fare. Invece di alzare il tono, di aumentare azione e violenza, di enfatizzare ancora più la parte action, questa volta la sceneggiatura di Richard Wenk e la regia di Fuqua mettono l’accento sull’uomo, più che sull’eroe, immettendolo in una trama piena di deviazioni, come una serie tv concentrata, con la sua trama orizzontale (il caso più sostanzioso) e quelle verticali, altre avventure una delle quali si intreccerà strettamente a quella principale. Che si conclude con qualche iperbolico eccesso di messa in scena e rintocchi western. Il Giustiziere/vendicatore/regolatore di conti di questi due film è descritto in base ad una concezione quasi biblica, un castigo divino in terra, il Bene che vince contro il Male come si schierasse in campo l’Arcangelo Gabriele contro i vari Satana. A sorpresa questa fondamentale figura si è incarnata in un eroe nero, appena un po’ appesantito dall’età, interpretato dal sempre valido Denzel Washington, qui in modo particolare assimilabile ai molti laconici vendicatori interpretati dall’altrettanto impassibile Clint Eastwood. Come negarlo, nel mondo c’è bisogno disperato di pareggiare i conti, di “equalizzazione”. Magari avessimo Denzel (o il Liam Neeson della serie Io vi troverò) fra le nostre chiamate rapide.

Più Denzel per tutti

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