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The Divergent Series: Insurgent: Recensione

di

I Pink Floyd avevano capito tutto

Do the Wrong Thing, per parafrasare Spike Lee. Sempre la cosa sbagliata deve fare Tris, l'opposto a ciò che fanno o farebbero i suoi compagni, perché è quella la dura, dolorosa strada per arrivare là dove è scritto. Una strada in salita, che è un susseguirsi di terribili prove da superare per arrivare alla meta. Forse, perché ancora non sappiamo cosa Tris troverà fuori dal muro, nel prossimo episodio della saga. Siamo infatti al secondo capitolo tratto dai libri scritti da Veronica Roth.

Il terzo e conclusivo romanzo sarà diviso in due film, in uscita nei prossimi due anni. In fuga dalla malvagia Janine, stanca di essere la causa di sofferenze e lutti per chi stia dalla sua parte, Tris accetta di finire dritta in mano alla sua nemica, che la sottopone a una serie di estreme simulazioni, che dimostrano come un Divergent sia capace di rapportarsi a qualunque altro gruppo (e non il contrario), quindi non pericolosa per gli equilibri interni ma strada da seguire verso la salvezza. Ma dato che alla fine si tratta del solito folle progetto di ingegneria sociale, in cui questo genere di letteratura scava a piene mani, non ci aspettiamo niente di buono per la povera ragazza. In questo elogio della diversità c'è la chiave di lettura di tutta la letteratura per giovani adulti dell'ultimo decennio, da cui sono stati tratti film di diverso successo, che tutti miravano alla serialità (non tutti ce l'hanno fatta): Hunger Games e The Host, Ender's Game e Maze Runner, e The Giver. Perché è nella nostra unicità, che ci rende obbligatoriamente diversi da tutti gli altri, che sta la salvezza per la razza umana, che altrimenti sarebbe solo un'amorfa massa plasmabile, bovinamente concorde col potere, senza il guizzo di genialità che fa la differenza fra noi e le formiche. Visto come si cerca di "serializzare" le nuove generazioni, plasmando i loro bisogni, indirizzando le loro esigenze per farne perfetta carne da consumatore obbediente o da lavoratore disciplinato, da suddito obbediente insomma, riscontriamo una volta di più come sia sempre la fantascienza, fin dai suoi albori, a veicolare messaggi di disobbedienza, di fuga, di ribellione. Questo secondo episodio di Divergent, Insurgent, è più appassionante nella seconda parte, mentre la prima è una più convenzionale sequela di inseguimenti e fughe. Solito cast che si è rivelato ben scelto, new enrty per Naomi Watts. Fra i titoli citati prima, Divergent con questo sequel Insurgent, si conferma come un prodotto curato, unico a poter tenere testa al comunque superiore Hunger Games.

 

Elogio della diversità

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