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The Dinner: Recensione

di

 La negazione non vi salverà

Due coppie si devono incontrare per una cena insieme, in uno di quei ristoranti di sublime lusso, di cibo super-raffinato. Arrivano per primi l'amareggiato Paul (Coogan), insegnante frustrato, con la sua amata moglie Claire (Linney), unica capace di farlo sentire a sua volta amato e protetto da quel mondo orribile da cui il marito si sente assediato, comprendendo in quel cerchio protettivo anche l'unico, adorato figlio.

Arriva poi il fratello di Paul, l'amabile e popolare congressman Stan (Gere), in procinto di candidarsi a Governatore, e la seconda bella moglie (Hall), che gli ha cresciuto i tre figli abbandonati dalla prima consorte, fuggita a ripigliarsi in India (Sevigny). Ma i ragazzi, insieme, restano coinvolti in qualcosa di orribile, la diffusione di un video sui soliti famigerati social obbliga a prendere posizione. E una scelta va fatta, ufficializzando la reciproca conoscenza del gravissimo fatto. Su questo dilemma si sbraneranno i due fratelli, consumando l'estremo dilaniamento. Perché l'ostilità di Paul verso Stan ha radici lontane. E pure emergerà il vero stato d'animo delle due donne, reciprocamente e nei confronti dei mariti. La trama potrà sembrare nota perché, tratta dal romanzo La cena di Herman Koch, è già stata portata sul grande schermo nel 2014 con il titolo I nostri ragazzi, con Lo Cascio e Gassman come protagonisti (le due donne erano Giovanna Mezzogiorno e Barbora Bobulova). Esiste anche una versione del 2013 diretta dall'olandese Menno Meyes. Oren Moverman, di nuovo con Gere dopo Gli invisibili, scrive e dirige un remake indirizzato a un mercato più vasto, con un insistito riferimento alla Battaglia di Gettysburg del 1863, come fonte di un inestinguibile "peccato originale" strettamente americano. Per chi avesse visto la versione italiana, The Dinner vale però un'altra visione perché varia i caratteri dei fratelli e muta totalmente il finale, che è meno clamoroso ma più amaro di quello italiano. Purtroppo, pur dicendo quello che deve dire, la conclusione è inutilmente affrettata e bruscamente troncata, con una scelta puramente formale che lascia poco convinti. Mentre tutto il resto dello svolgimento è ben orchestrato, nei capitoli narrativi scanditi dall'arrivo delle raffinatissime portate, nell'intreccio fra passato e presente, nel progressivo rivelamento delle personalità dei fratelli e dei loro rapporti con le mogli e con i figli, per cui alla fine il quadro, costruito strato su strato, appare completo. Si può scegliere con chi empatizzare, per chi parteggiare, ci si può interrogare su quali scelte saremmo in grado di fare in circostanze similari. Tenendo sempre presente che nessuno è esente da ipocrisia e soprattutto nessuno è innocente. C'è qualcuno (forse) meno colpevole e basta.

 

interessante

7