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The Circle: Recensione

di

 Someone Is Watching Over Us

Se vuoi stare nel cerchio devi essere nel cerchio. Di quale cerchio parliamo, di quello della vita? Certo, ma la vita come si intende oggi, quella social. James Ponsoldt (The Spectacular Now, The End of the Tour, la serie Master of None), dirige e co-scrive la sceneggiatura insieme a Dave Eggers, tratta liberamente dal suo romanzo omonimo, già autore del bel film Nel paese delle creature selvagge e A Hologram for the King.

Si mette in scena un panorama prossimo venturo di plausibile credibilità, promettente quanto a inquietanti sviluppi orwelliani, un insieme di ambienti e filosofie lavorative, tecnologie e piattaforme varie, Apple, Facebook, Google, Instagram, Snapchat, Youtube e chi più ne ha più ne metta, il tutto condito con proclami alla Movimento 5 stelle, un guru front man simil-Jobs per sedurre le masse, un altro a lavorare dietro le quinte. Peccato che nel suo sviluppo la storia non mantenga quanto promesso. La giovane Mae (Emma Watson) solitaria e individualista, afflitta da scarsa socialità, poco propensa alla condivisione imperante, finisce a lavorare in The Circle, multinazionale creatrice di una specie di Facebook all'ennesima potenza. Che sta per lanciare sul mercato una nuova tecnologia rivoluzionaria, che cambierà le vite di tutti. Si tratta di minuscole telecamere simili a bulbi oculari, che si possono posizionare dovunque uno riesca ad attaccarle, difficili da individuare, non soggette ad autorizzazioni, grazie alle quali tutti i connessi a The Circle potranno avere una visione globale di quanto avviene dovunque. Tutto a fin di bene ovviamente, perché con l'Occhio di Dio che sempre ti guarda, si sarà incentivati ad assumere atteggiamenti virtuosi, ingiustizie e soprusi svaniranno, e si potranno contrastare efficacemente violazioni dei diritti, rapimenti, ogni emergenza umanitaria. Dopo un'iniziale rigidità, Mae si lascia irretire dall'ambiente, dal messaggio, convinta in buona fede della sua validità, senza scorgerne gli aspetti negativi. Spinge anzi i soci fondatori, conquistati dalla sua adesione entusiastica, a maggior esposizione, a maggiore apertura, a condivisione estrema. Lei indosserà costantemente una telecamera, vista costantemente da tutti, lei stessa in costante condivisone con tutti (tranne che al bagno). Ben sappiamo che poi è un attimo virare sul controllo invasivo del prossimo, che non servirà solo a trovare criminali, ma anche a stanare chi invece vorrebbe starsene per conto proprio, violentando la way of life di chi volesse vivere la propria vita diversamente, dipingendolo come un pericoloso asociale. Stato verso il quale ci stiamo avviando a passo di danza, senza guardare il baratro nel quale potremmo precipitare (forse ci abbiamo pensato quando stavano per invadere il mercato i Google Glass). Inoltre il film esce pochi giorni dopo il discorso di Zuckerberg (sviluppare ancora di più Facebook "per includerci e impegnarci in senso civico, per affrontare problemi globali, per promuovere l'impegno politico") e quindi l'argomento è di estrema attualità. Purtroppo tutto si stempera in una conclusione senza pathos, affrettata, che scivola via senza chiarire nulla di un serio sviluppo finale. A meno di non volerlo leggere con un "avanti i giovani", che non si capisce però in quanto sarebbero migliori dei "vecchi". Il romanzo d'origine ne esce sminuito e non aiuta nemmeno la presenza di Emma Watson, attrice che finora poca ha convinto, dopo la saga di Harry Potter. Tom Hanks, paterno, sornione e manipolatore, fa il guru tecnologico. The Circle potrebbe essere un discreto episodio della serie Black Mirror, ma non uno dei migliori, in cui alla fine il Re cade se diventa nudo anche lui, quindi la trasparenza va bene sempre e solo per gli altri.

 

insoddisfacente

6