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The Amazing Spider-Man: Recensione

di

Il solito vecchio Spidey 

 

Sono passati cinque anni da quando Sam Raimi chiudeva, con mestizia, la sua trilogia dedicata all'Uomo Ragno con il mediocre Spider Man 3, film saturo, pasticciato e, soprattutto, privo di quell'elemento "in più" che aveva determinato il successo dei primi due capitoli: la sceneggiatura. Da allora, anche se Raimi ha deciso di cambiare strada, Sony e Marvel non hanno mai smesso di pensare ad un modo di riproporre sul grande schermo un personaggio tanto popolare e, ovviamente, redditizio. Così, dopo un paio d'anni di preparazione e ripensamenti, è arrivato ora sugli schermi di tutto il mondo , film che, con la regia di Marc Webb, si propone di ricominciare da capo la saga del supereroe inventato da Stan Lee (il quale, ovviamente, compare nel solito divertente cameo).

La storia racconta di come il giovane Peter Parker (Andrew Garfield), cresciuto con gli zii dopo la morte improvvisa e misteriosa dei suoi genitori, cerchi di affermare la propria identità in un mondo (la scuola, la vita famigliare, le ragazze) parco di soddisfazioni. Grazie ad una valigia appartenuta al padre e contenente strani documenti, Peter si reca alla Osborn Corporation, dove conosce il Dottor Connors, ex collega del padre. Mentre esplora i laboratori, però, il ragazzo viene morso da un ragno geneticamente modificato: giù dopo poche ore il suo corpo comincia a cambiare e, in pochi giorni, Peter scopre di avere delle capacità miracolose. Quando, nel corso di una rapina che lui avrebbe potuto sventare, suo zio Ben (Martin Sheen) viene ucciso, Peter decide di vendicarsi e, con l'aiuto di un costume da lui inventato si trasforma nel "vigilante" noto come L'Uomo Ragno. Ovvero, la classica, vecchia storia; ne più ne meno.

E allora, la domanda nasce spontanea: c'era davvero bisogno di raccontarla di nuovo? Ovviamente no, ma è anche inutile domandarselo visto che la recente moda del reboot non nasce da un'esigenza narrativa/creativa ma, bensì, meramente commerciale. Certo che, se in tutto questo, i registi in questione, ne approfittassero per cercare di fare qualcosa di nuovo, di originale, la pillola potrebbe essere "indorata". Invece, Marc Webb non osa mai nulla, non si discosta dal canovaccio ma, anzi, mette in scena una sceneggiatura piena di punti morti, passaggi non spiegati e personaggi assolutamente non sviluppati. In questo modo, il tema centrale della "responsabilità" (problematica cardine nella figura del supereroe contemporaneo, sulla quale Raimi aveva costruito il primo Spider Man) diventa poco più che un leit motif e la fine del film (pacchiana, da teen comedy) ce ne da la conferma. A livello stilistico, il film di Webb è ben fatto, almeno un paio di scene d'azione tengono incollati allo schermo e Andrew Garfield è un ottimo Peter Parker, ma la totale mancanza di una sceneggiatura degna di questo nome (il personaggio di Lizard, il cattivo, è completamente sprecato) trasforma The Amazing Spider-Man in un'operazione sostanzialmente inutile. E già si parla di una trilogia...

Inutile

5