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Tenet

A spasso nel tempo

di

Pochi film sono stati attesi come Tenet, e purtroppo non solo perché un nuovo film di un regista come Christopher Nolan suscita sempre grande interesse. L’attesa è stata estenuante perché l’uscita in sala, pretesa dal regista, fortemente contrario a qualunque altra forma di distribuzione, è stata tante volte rimandata in base al progredire dell’epidemia che ci ha colpito a livello globale, tanto che il film esce ora solo in paesi in cui la progressione del contagio viene ritenuta sotto controllo e non negli USA dove le cose stanno andando peggio: come recitano i trailer “only where theaters are open”. Inoltre le reazioni del pubblico, che si spera affollerà le sale, sono considerate un segnale importante per l’Industry, per prendere decisioni sulle future uscite di molti film rimasti sospesi in una specie di limbo. Comprendiamo in ogni modo le esitazioni della produttrice e distributrice Warner nel gestire questo prodotto, che fra l’altro è anche il film più costoso di Nolan, costato più di 200 milioni di dollari. Ma non vogliamo perdere altro tempo per parlare di virus e crisi delle sale, e pensiamo solo a quanto ci ha suscitato la visione del film, scritto e diretto dallo stesso Nolan, che si dice rimuginasse il progetto da 20 anni e avesse messo mano alla sceneggiatura da circa 6/7. Siamo materia ma amiamo dire che sia la materia di cui sono fatti i sogni. Se di sogni parlava Inception, sulla materia e sulle sue dinamiche si basa la narrazione di Tenet. Che è parola palindroma, come alcuni nomi di personaggi e altri termini usati nel film, che riprendono la scritta che si trova al centro del Quadrato del Sator, una ricorrente iscrizione latina presente su molti ritrovamenti archeologici: Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas. La storia, che riassumiamo brevemente (senza dire niente di più che nelle sinossi ufficiali o nei trailer) si presenta come una spy story alla Mission Impossible, un intrigo internazionale che potrebbe provocare la rovina del pianeta, da contrastare con un’azione di intelligence collettiva. Si può ancora oggi riuscire a fare un film d’azione, un thriller di fantapolitica catastrofista dopo infinite storie di questo genere, specialmente dopo Inception? Nolan può. L’agente protagonista (senza nome) viene scelto da un’organizzazione che si presenta come l’Aldilà per salvare il mondo da una minaccia che potrebbe distruggerlo totalmente. Per portare a termine la sua missione, insieme a Neil, un collega ed amico, l’uomo dovrà ricorrere all’inversione del tempo, ben altra cosa rispetto a un ritorno al passato per intervenire sul futuro. Non siamo qui per parlare delle teorie fisiche espresse nel film (o capirle). Nolan del resto ha dichiarato che il film è fondato su leggi fisiche credibili, perché “ogni legge della fisica è simmetrica, può andare avanti o indietro nel tempo rimanendo sempre la stessa, tranne l’entropia, in teoria, se si potesse invertire il flusso dell’entropia di un oggetto, si potrebbe invertire il flusso del tempo di quell’oggetto stesso”. Come per apprezzare Interstellar non era indispensabile essere esperti di buchi neri così per apprezzare Tenet non sarà necessario essere preparati sulle teorie quantistiche. Come per certe canzoni che ci prendono senza riuscire a comprendere del tutto il testo, anche per Tenet ci viene suggerito “di sentire anche se non hai capito”. Perché Tenet è soprattutto la summa dell’ossessione di Nolan per il tema della linearità del tempo, un’ossessione narrativa coltivata scientificamente che però il regista ha sempre spezzato inserendo l’unico elemento che può scompigliare le carte, l’amore, per una donna, per i figli, per la famiglia, come fossimo sempre dei primitivi in preda al sentimento mentre maneggiamo algoritmi capaci di spazzare via il mondo. Quello che manca in questo capitolo pur importantissimo del percorso creativo di questo geniale autore, è proprio quella forza emotiva che era presente in altre sue storie. Perché certo l’amore per una persona, amante o figlio che sia, può attraversare gli oceani del tempo, anche se inverso, ma qui non ci ha toccato il cuore come in Inception o Interstellar. Quanto agli interpreti, avevamo apprezzato il protagonista John David Washington nello humor surreale del film di Spike Lee BlacKkKlansman, dopo averlo visto in Malcolm X e nella serie Ballers. Qui conferma di non essere un banale “figlio di papà” ma non lascia particolare segno. Meglio Robert Pattinson, carismatico e ambiguo. Elizabeth Debiki è sempre di lunare bellezza ma non è abbastanza intensa per il carico del suo personaggio. Kenneth Branagh è l’oligarca russo che, come Sansone con i filistei, ritiene che se non può possedere una cosa, tanto vale distruggerla cosicché nessun altro ne possa godere. Compare brevemente Michael Caine, che ormai è obbligatorio definite “attore feticcio” per Nolan. Aaron Taylor Johnson è quasi irriconoscibile nei panni di un militare collaboratore dei Nostri. Quanto a qualche dato informativo, Tenet è stato girato, in 65 mm e in Imax, in sette diverse nazioni, con location fra le quali figurano anche la nostra Ravello e la costa amalfitana. La fotografia dalle diverse tonalità, per aiutare forse la comprensione, è di Hoyte van Hiytema, mentre le musiche, assai efficaci, sono di Ludwig Göransson (Creed, Black Panther, The Mandalorian), in assenza del fidato Hans Zimmer, che è impegnato con Dune. Complessa deve essere stata l’operazione del montaggio per Jennifer Lame, scelta da Nolan dopo anni di collaborazione con Lee Smith. Gli effetti speciali che consentono di vedere sullo schermo personaggi che percorrono l’azione in senso tradizionale e altri che la percorrono al contrario, sono opera della Double Negative, azienda dalla lunga collaborazione con il regista. Che però conferma la sua passione per le riprese dal vivo, tanto che il film contiene circa un terzo di scene in CG rispetto a Interstellar. Tenet può essere vissuto come uno 007 all’ennesima potenza, con il solito malvagio di origine russa che sta per conseguire tutti gli elementi che gli daranno il potere di distruggere il mondo, arricchito però (complicato anche, va detto) da tutta una componente scientifico/fisica, come era stato in parte per Inception e maggiormente con Interstellar. A secondo del tipo di spettatore che lo vedrà, susciterà diversi giudizi, la voglia di rivederlo per capire qualcosa che è sfuggito (chiunque parlasse di “buchi” nella sceneggiatura, per favore ricordi stiamo parlando di Nolan) o il fastidio per ritrovare a tratti faticosa la visione di un film d’azione e fantascienza. E nell’incertezza di non aver ben compreso tutto, si interrogherà se la colpa derivi da una sua incapacità o dalla narrazione aggrovigliata. Ma eravamo in tanti, dopo la visione dei trailer, a chiederci come avrebbe fatto l’autore a far diventare intrattenimento un esperimento di fisica quantistica sull’inversione della freccia del tempo (realmente avvenuto in laboratorio, per pochi secondi e in ambiente controllato). Ma è sempre d’uopo la sospensione dell’incredulità. Restando nello spirito del film quindi, la fine in un prossimo futuro può contenere i semi della sua salvezza, risalendo il passato. E così il film stesso, come il suo titolo, potrebbe essere considerato palindromo, rivedibile dalla fine verso l’inizio. Forse. Se mai film necessita di un paio di visioni, come si tornasse ai tempi di Memento, questo è Tenet.

Complesso, freddo, intrigante

7