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Ted Bundy – Fascino criminale

Mai fidarsi degli sconosciuti

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Cosa sarebbe di cinema, letteratura e serie tv senza la figura del Serial Killer? Figura suggestiva, senza dubbio, fortunatamente più presente nei paesi anglosassoni, per misteriosi motivi antropologici. Nelle narrazioni che ne sono state tratte ha a volte assunto anche caratteri attrattivi, nella triste realtà si è sempre trattato di individui davvero mostruosi e basta. Uno dei più noti, Ted Bundy, del quale si sono occupati già altri film, serie tv e documentari (fra gli ultimi ricordiamo la serie Mindhunter), assai citato nella cultura pop, è oggi protagonista di una nuova storia, che ce lo mostra (sia nell’interpretazione dell’attore sia negli spezzoni dei documentari finali) come una persona dall’aspetto attraente, gradevole, un ottimo studente di legge dotato di una gran parlantina, dall’aspetto civile e perbene. Ma nel 1979 è stato ritenuto responsabile della morte di almeno 30/35 giovani donne, in vari stati americani, ammazzate sadicamente, mutilate e stuprate non solo da morte, ma anche quando i loro corpi erano già in stato di decomposizione. Aggiungiamo questo macabro dettaglio, perché fa risaltare ancora di più il contrasto fra la reale natura di quest’uomo e la sua apparenza. Tutto è avvenuto fra gli anni ’74 e ’78, ma probabilmente anche negli anni precedenti. Il film diretto da Joe Berlinger, autore di diversi film-documentario su fatti di cronaca nera, ce lo fa conoscere attraverso gli occhi di una figura femminile, Liz (Lily Collins), che lo aveva avuto al fianco per anni come appassionato partner e affettuoso padre di una di lei figlioletta di primo letto. Anche un’altra donna lo affiancherà, negli anni dei passaggi nelle varie galere, Carol (Kaya Scodelario), un’amica di gioventù da sempre innamorata di lui e ben decisa a restare al suo fianco, a costo di negare una verità che si faceva sempre più chiara. Di entrambe il riferimento con personaggi realmente presenti nella vita di Bundy è un po’ impreciso, forse sintesi di altre comparse nella sua vita, che non aveva ritenuto di dover ammazzare e seviziare, ma alle quali si era legato da impeccabile compagno e pure padre di famiglia, per quella dicotomia spesso presente in individui di questo genere, che sono stati difesi strenuamente dalle proprie incredule compagne. Bundy è interpretato da Zac Efron (che anche produce il film e sarebbe ora di considerare che ne ha fatta di strada dai tempi di High School), poco ma efficacemente truccato per accentuare una naturale somiglianza con il vero killer, che si cala davvero con convinzione in un ruolo difficile, sempre ambiguo perché teoricamente sempre innocente fino a prova contraria (a causa anche di certi inetti comportamenti della Polizia e della limitata possibilità di raccogliere prove in quegli anni ancora lontani dal DNA). Finché per accumulo di coincidenze su coincidenze, dopo anche un paio di evasioni durante le quali Bundy aveva commesso altri omicidi, il caso aveva potuto essere portato in tribunale. Intorno una quantità di facce notissime agli appassionati di serie tv. John Malkovic è il giudice del processo finale, cui è affidato il discorso che anche nella realtà è stato rivolto a Bundy, alla fine del processo. Come si vedrà nei titoli di coda, diversi altri momenti del film sono modellati su materiale d’archivio.

Davvero interessante

7