MovieSushi

Sully: Recensione

di

 

Una vita contro 208 secondi

Il 15 gennaio del 2009 l'airbus della US Airways, pilotato da Chelsey Sullenberger, allora cinquantasettenne, subito dopo il decollo dall'aeroporto La Guardia di New York incappa in uno stormo di oche canadesi che finiscono arrostite dentro entrambi i motori, bloccandoli irrimediabilmente. Manca il tempo materiale per recuperare una pista di atterraggio nelle vicinanze.

Sully con estrema prontezza di spirito e grande abilità tecnica riesce a far ammarare l'aereo sul fiume Hudson dopo una lunga planata. In una città per sempre traumatizzata dall'11 settembre, i soccorsi immediati aiutano a far sì che l'incredibile vicenda termini senza nemmeno una vittima fra i 155 passeggeri. L'incidente durerà 208 secondi. Nelle ore e nei giorni successivi, Sully, classico esempio di uomo medio anglosassone, schivo e riservato, viene sepolto da una valanga mediatica, con richieste di interviste e apparizioni tv. Ma riceve anche le inevitabili attenzioni della NTSB (National Transportation Safety Board), che istituisce un'inevitabile inchiesta, in cui si contesta per motivi di immagine e assicurativi la sua scelta. Per l'opinione pubblica però è l'eroe della porta accanto. Ingegneri e algoritmi dimostrano che avrebbe potuto planare fino ad una pista del La Guardia, Sully, nella sua esperienza di volo quarantennale e nello specifico caso, sapeva che si sarebbe invece schiantato su Manhattan. La commissione gli imputa un errore di valutazione, in base alle reazioni di altri piloti in diverse simulazioni. A volte però la perfetta simulazione della realtà non è realistica. Il film diretto con stringata sobrietà (dura un'ora e mezza circa) da Clint Eastwood, girato anche in Imax per esaltare alcune sequenze spettacolari, intreccia con impeccabile montaggio diversi piani temporali, spezzettando l'incidente in tante tranche, intrecciandole con il post-incidente e quanto avvenuto in quel giorno memorabile, con altri momenti della vita di Sully, un lungo passato di decisioni sagge, di scelte avvedute, riservando al finale la completa ricostruzione dell'accaduto. Che si vedrà da dentro e fuori dall'aereo, in un rimpallo fra gli esseri umani e le attrezzature tecnologiche alle quali viene affidata la risposta definitiva. Ma è una risposta che non vale niente se non si contempla il famoso "fattore umano", spesso citato a sproposito, qui invece decisivo. Sui titoli di coda l'incontro del vero Sully con i suoi passeggeri (ce ne sono due blocchi). Il film ci regala un altro meraviglioso Tom Hanks, l'attore più spudoratamente "meno attore" delle più recenti generazioni, l'uomo della porta accanto, la persona civile, responsabile, coraggiosa, buona (ma mai stupida), ben conscia dei suoi doveri che gli permettono di rivendicare i propri diritti. Potrebbe essere un inno alla correttezza del Sistema che persegue in tempi rapidissimi la verità e non vuole falsi eroi. Ma potrebbe anche essere il solito Sistema che si scaglia come Golia contro Davide per sfuggire le conseguenze, anche se meramente finanziarie, interessato non agli eroi, ma solo alle quotazioni in Borsa. In un mondo tecnologico dove una simulazione al computer assurge a sacramento, non si contano i secondi nel modo giusto, si eliminano quelli nei quali l'uomo prende atto e decide, mentre il computer viene impostato sulla fredda reazione immediata. Ma se tarato esattamente porterebbe al disastro, incapace di scegliere fra giusto e sbagliato, eticamente. Non per niente non è un essere umano, che è il nostro bello.

 

 

Una bella storia, un bel film

8