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Strange But True

Incredibile proprio

di

Ci sono più cose… a queste immortali parole di Shakespeare sembra adeguarsi il giovane Philip, quando alla porta di casa si presenta quella che era la fidanzata dell’amato fratello Ronnie, rimasto ammazzato in un incidente d’auto durante la mitica Prom Night. La ragazza è incinta e dice che il bambino è proprio di Ronnie. Il problema è che l’incidente mortale è avvenuto 5 anni prima. La madre, che non si è mai ripresa dalla disperazione, la caccia di casa, Philip non sa bene che dire e un po’ si impietosisce, il padre, che si è separato e vive lontano con una nuova compagna, si preoccupa e torna a casa. Mentre il gruppetto si agita e litiga, la ragazza col suo pancione è accudita amorevolmente da una coppia che la ospita da tempo, due anziani senza figli, amorevoli e protettivi. Quale sarà la verità? Sappiamo bene che la scienza può dare risposte a molti interrogativi, come pensa la madre sconvolta, ma tutta la storia sembra un’assurda e irragionevole macchinazione. Tutti i personaggi coinvolti sono così straziati dai propri dolori, da essere incapaci di un comportamento ragionevole. Fra liti furibonde e azioni insensate, la faccenda si avvia a una cruenta conclusione. Nel finale il film riprende gli interrogativi su cui si era aperto, che convergono sul solito punto dolente: che ne sappiamo noi di tutto? Del destino, della vita, della morte, di cosa ci attende, di cosa aspettarci? Ma, perché c’è un “ma” grande come una casa, può un film che parte come una storia vagamente paranormale, per virare al thriller e poi tingersi di ben altre tinte, a pensarci bene di incredibile cupezza, può dicevamo (sfioriamo lo spoiler) passare un rullo inzuppato di vernice rosa su una storia altrimenti nerissima? Lasciando in totale sospensione molti interrogativi che umanamente sarebbero stati da sottolineare e che invece lo spettatore ben si fa, restando perplesso e assai negativo nel giudizio complessivo? Peccato perché sul versante thriller, la storia, tratta dal romanzo di John Searles, avrebbe un suo angosciante perché (anche se frettolosamente costruito e poco approfondito), mentre non lascia indifferenti la riflessione su quanto siano devastanti certi lutti inaccettabili, che espongono le persone a ogni genere di azione inconsulta. Anche il cast è composto da alcuni noti e stimati attori come Greg Kinnear, Brian Cox, Blythe Danner, Amy Ryan (alle prese con un personaggio mal scritto), mentre i ragazzi sono Nick Robinson (promettente protagonista del film Tuo, Simon) e Margaret Qualley, appena apprezzata in C’era una volta a… Hollywood, figlia di Andy MacDowell. Che dietro, come si affretta a reclamizzare la locandina del film, ci sia il produttore di La La Land, poco importa, il risultato non cambia. Dirige Rowan Athale, incerto anche lui sulla direzione da far prendere al film, in cui ogni passaggio è assai prevedibile, appena si subodora quale possa essere la soluzione del mistero. E si subodora.

insufficiente

5