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Stanlio & Ollio

Show Must Go On

di

Dove vanno a finire i divi di successo quando escono dal cono di luce della popolarità? Se non muoiono anzitempo, vanno avanti a vivere e a lavorare, anche perché spesso ne hanno bisogno, gravati da uno stile di vita che li ha fatti indebitare, molti matrimoni, alimenti da versare, figli da mantenere, tasse da pagare. Il film Stan & Ollie racconta questo momento nella vita dei due grandi comici. Nei paesi anglosassoni erano Laurel & Hardy, il fatto di avere scelto i nomi di battesimo per il titolo non dipende dalla distribuzione italiana, ma proprio dall’intenzione di segnalare un’attenzione alle persone dietro i personaggi. Siamo nel 1953 e, dopo una breve parentesi ambientata nel ’37, a mostrarci i due all’apice del successo, li incontriamo in Inghilterra, in decadenza professionale anche a causa degli screzi con il celeberrimo produttore Hal Roach. Per Ollie anche qualche problema di salute, le ginocchia che dolgono, il cuore che perde i colpi. Devono fare un turnè teatrale in Inghilterra, ma tutti lì considerano sorpassati e le sale dei teatrini di provincia sono semi-vuote, i tempi stanno cambiando, c’è la tv, si vuole roba nuova, al cinema impazzano Abbott e Costello (i nostri Gianni e Pinotto). Poi però per fortuna qualcosa succede e i teatri si riempiono, mentre, sotto le luci della ribalta, i due ritrovano un rapporto col pubblico perso nel buio delle sale cinematografiche. Arrivano le mogli dagli States e ci sono i soldi per lasciare le cadenti pensioncine e soggiornare al Savoy di Londra. Ma il produttore che dovrebbe mettere i soldi per un nuovo film si fa desiderare e la salute di Ollie peggiora, qualche screzio si fa strada. Potranno mai i due inseparabili compagni di lavoro e di vita lasciarsi dividere da momentanei rancori in un momento così delicato? Il film, diretto da Jon S. Baird (Cass, Filth) mette in scena questa storia con delicatezza, senza mai eccedere nel lacrimevole mentre mostra un’inevitabile parabola discendente. Che però non influisce sui sentimenti veri dei due artisti, che la affrontano con la grazia con cui avevano vissuto, senza arroganze da divi, con il pragmatismo di persone che non si erano dimenticate da dove provenivano. Incapaci di cambiare, è vero, ma cambiando avrebbero perso se stessi. La riuscita del film però, oltre al taglio narrativo dato alla vicenda, che, scritta da Jeff Pope (Philomena), è tratta dal libro di A. J. Marriott Laurel and Hardy - The British Tours, sta tutta nella scelta dei due protagonisti, John C. Reilly con un trucco prostetico del genere usato da Gary Oldman per il suo Churchill, che replica la mole di Oliver Hardy, omone di un metro e 87 e 120 chili di peso e più, senza inficiare la sua espressività. Qui è opera di Mark Coulier, progettista di protesi vincitore di due Oscar per il Miglior trucco per Grand Budapest Hotel e The Iron Lady. Ma colpisce di più Steve Coogan che, con pochi accorgimenti e lenti a contatto azzurre, riesce a “diventare” Stan Laurel, con la sua insita gentilezza, l’educazione e il riserbo di un vero signore. Vera mente del duo, autore di test e gag ma mai per questo capace di gesti di presunzione, in un rapporto creativo in cui le prove non avevano mai fine, tutta la vita era la prova di uno spettacolo che sarebbe arrivato prima o poi. Non secondaria la chimica della coppia delle mogli, a modo loro seconda accoppiata comica, formata da Nina Arianda (Goliath, Billions), brusca ma fidata consorte di Stanlio, e Shirley Henderson, faccia notissima, dalla lunga carriera, petulante moglie di Ollio. Senza pietismi o rimpianti i due grandi attori hanno affrontato il periodo più basso della loro carriera, avviandosi verso la vecchiaia con la sobrietà e dignità da cui molti oggi dovrebbero trarre lezione.

toccante

7