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Split: Recensione

di

 La disperazione fa evolvere

Poche esperienze devono essere devastanti come finire sequestrati e rinchiusi in una cantina da un misterioso rapitore, in attesa di chissà cosa, per chissà quanto tempo. Figurarsi se il rapitore sembra un uomo solo ma in realtà racchiude dentro la sua mente malata ventitré altre personalità, con una nuova, ancora più inquietante, che sta maturando. Le ragazze rapite nel nuovo film diretto e scritto da M. Night Shyamalan sono tre, rinchiuse in una cella in balia di un individuo che cambia ogni volta che riapre la porta.

Sembrano tre adolescenti come tante, una di loro però nasconde un segreto. Due cercano in ogni modo di trovare una via di fuga, la terza cerca di capire e di agire con estrema logica, perché nella sua vita, che vedremo a brandelli, nei flashback, qualcosa di terribile è già successo.  Mentre un'anziana analista, troppo affascinata dalle personalità multiple, intuisce un aggravamento della situazione ma spreca tempo utile, sarà la più "danneggiata" delle tre ragazze a dover trovare una via di scampo. Delizioso "colpo di coda finale" con un irresistibile cameo. James McAvoy offre una delle sue migliori prestazioni, senza mai eccedere nella rappresentazione della follia delle sue personalità, rendendo assai credibile e inquietante il personaggio. Ottima anche la promettente Anya Taylor-Joy, già apprezzata di recente in The Witch. Dopo il riuscito The Visit del 2015, Shyamalan torna con un coinvolgente thriller (non a caso co-prodotto da Jason Blum, specializzato in horror a basso budget ma non solo). Ricco di citazioni cinematografiche, senza perdere di vista tensione e suspense, Split non manca di approfondire le personalità dei due protagonisti, entrambi profondamente danneggiati da infanzie traumatiche, perché anche il mondo cosiddetto normale di mostri ne nasconde molti.

 

Fade to Black

7