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Sorry We Missed You

Il capitalismo che ti lascia indietro

di

Noi non valiamo niente, tutto quello che ci hanno raccontato dagli anni ’80 in poi è stato una balla colossale, tesa a farci credere di essere padroni del nostro destino, imprenditori di noi stessi, liberi di scegliere il lavoro che meglio si adatta alla nostra personalità, perché si lavora per realizzarsi, mica per mangiare, mettere su famiglia, comprarsi una casa. Che noia il posto fisso, liberi tutti! Liberi per cosa? Per morire di fame, per finire a fare gli schiavi della New Economy. Con la consueta durezza, senza seminare vane speranze, Ken Loach ci racconta ancora una volta una storia esemplare. Un tizio qualunque, messo alla porta dalla crisi del settore costruzioni, si mette a lavorare per un corriere che smista pacchi stile Amazon. Tutti sono indipendenti, si gestiscono percorsi e consegne, più lavori più guadagni, diventerai sicuramente ricco e sempre indipendente. Chiaramente ti paghi il furgone, che se lo noleggi ti spenniamo. Peccato che, come ben sappiamo, i tempi di consegna siano inumani, non esiste pausa, malattia, riposo. Sotto la pressione dello stress, la famigliola esplode. Il figlio è ottusamente ostile nel suo rifiuto di uno stile di vita che vede nel suo squallore ma che non fa nulla di concreto per cambiare, se non mettersi in rotta di collisione col padre. Che poveraccio non ha neanche tempo di cercare di spiegargli come va la vita. La figlioletta più piccola cerca disperatamente di aiutare e peggiora la situazione. La madre fa assistenza agli anziani a domicilio, vessata anche lei da un’organizzazione senza più regole. Gli unici liberi insomma sono sempre quelli che dispensano il lavoro, liberi di vessare gli affamati che incalzano, alla ricerca di qualunque impiego. Ogni promessa è inganno. Non si scappa, non c’è via d’uscita, probabilmente andrà anche peggio (il giorno che consegneranno con i droni anche questi miserabili diventeranno ancora più miserabili). Sorry We Missed You è il messaggio scritto sul biglietto che viene lasciato nelle case dove non si trova nessuno cui consegnare il pacco. Ma è la società che ci ha persi, ha perso tante, troppe persone “normali”, abbandonate alla ferocia delle nuove regole del Capitale, indifese contro gli abusi Cast di facce sconosciute, di eccezionale efficacia nella narrazione di una storia che ricorda tante intorno a noi. Certo non fa allegria andare al cinema a vederle pure lì, ma sapere per bene si deve. E Ken Loach sa benissimo come mostrarcelo, con documentaristica pacatezza, perché non accade nulla di particolarmente efferato, solo una sintesi della legge di Murphy, per cui se a qualcuno deve andare tutto storto, lo farà. Sounds familiar?

Senza speranza

8