MovieSushi

Solo: A Star Wars Story

La rotta di Kessel in meno di 20 parsec

di

All’interno del progetto che parte dal virtuoso, comprensibile, accanito raschiamento del ricchissimo barile da cui George attinge dai lontani anni ’70 (con inevitabili interventi successivi, come quando si tiene vivo il lievito madre), fra spin off e prequel adesso arriva Solo, dedicato agli anni giovanili del gran personaggio, interpretato per quattro film da Harrison Ford, dai 35 ai 73 anni. Come d’uso, apprenderemo come e cosa lo ha formato facendolo diventare il ruvido avventuriero, lo spregiudicato trafficante, l’idealista deluso, il cinico amante, l’individualista a oltranza che più razze conosce, compresa la sua, più riesce a legare solo con il mitico wookiee Chewbacca. O almeno questa era l’intenzione. Il ruolo, impegnativo per il peso delle aspettative legate al personaggio è andato a Alden Ehrenreich, già notato in Ave, Cesare dei Coen (e ci immaginiamo i casting sterminati, si parla di oltre 2000 attori interessati al ruolo), che per noi (colpa di sceneggiatura, colpa di regia, chissà) che però è troppo anonimo, troppo poco carismatico. Questa avventura mostra gli incontri del destino con Chewbacca (Joonas Suotamo) e Lando Carlissian (Donald-Atlanta-Glover), ma ce ne sono molti di nuovi. C’è il contrabbandiere Becket (Woody Harrelson, sempre motivo di interesse), con la sua partner Val (Thandie Newton); si fa notare il perfido boss stellare Vos (Paul Bettany), mentre Phoebe Waller-Bridge (gran commediante inglese, quella di Fleabag) presta la sua voce all’eccentrico droide L3-37, fedele a Lando. Ma soprattutto c’è Qi’ra (Emilia Clarke), amata fin dalla turbolenta infanzia, seducente, ambigua. Tutto ruota attorno al Millennium Falcon, che finalmente dopo una quantità di avventure nello spazio, in vari pianeti sempre abitati da bizzarre creature e nei peggiori bar dell’universo, arriverà la dove era destinato, nelle mani di un giovane ma determinatissimo Han, frullato nella necessaria dose di doppi e tripli giochi, tradimenti e ribaltamenti, previsti e non. Le scene d’azione sono ben realizzate, un paio davvero vertiginose e quasi emozionanti anche perché sorrette dal mitico tema musicale di John Williams, mentre il resto dello score è rispettosamente realizzato da John Powell. Ironia e humor meno di quanto si potesse supporre. Peccato che Solo si riveli un normalissimo film d’azione con percorso di formazione annesso, confezionato senza guizzi di nessun genere, un compito bene eseguito ma che non appassiona mai, non coinvolge, nulla aggiunge, anzi delude le aspettative su un personaggio così forte nel nostro immaginario da meritare un trattamento ben più intrigante. Come sempre in questo genere di film, il gradimento, il livello di divertimento saranno determinati da diversi fattori, principalmente dalle diverse “appartenenze”. I giovani e giovanissimi appassionati della saga potranno trovare nel pur non esasperato fan service motivo di appagamento. Un pubblico generalista più indifferente a certi richiami, che non ha mai seguito fedelmente la saga (ma esisterà mai?) forse si entusiasmerà di meno, perché di film di fanta/azione ce ne sono ormai in giro anche di migliori. Il pubblico composto da chi ha visto il quarto episodio quando era il primo (e noi ne siamo parte), resterà costantemente attratto e respinto. Nessuno può dubitare della capacità di Ron Howard, degli sceneggiatori Jon e Lawrence Kasdan e della crew di professionisti che si porta appresso, di creare un prodotto meno che perfetto tecnicamente (al massimo c’è da chiedersi oziosamente quali sequenze dirette dai due registi originari Phil Lord e Christopher Miller siano state conservate e se non si poteva accorciare qua e là). Però per questa parte di pubblico (e per chi scrive) Han Solo, che è un personaggio fortissimo, È Harrison Ford anche da giovane, perché allora aveva 35 anni e noi così ce lo ricordiamo, e assai bene, e troppo ancora così lo amiamo. Ehrenreich semplicemente non è all’altezza e non parliamo solo dei centimetri di statura (che gli mancano). Quindi qualcosa di impalpabile, un disagio, una discrasia (viene in mente questo termine desueto) sarà elemento di disturbo per tutta la durata, impedendo di abbandonarsi alla macchina pur impeccabile costruita intorno.

Molto rumore per poco

6