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Soldado

La solitudine degli eroi

di

L’italiano Sergio Sollima (Acab, Gomorra, Suburra) prende in mano il sequel del film Sicario diretto nel 2015 da Denis Villeneuve, come era prevedibile dato il successo di quello che si può definire un format, riciclando alcuni personaggi e ad agganciando la storia a nuovi temi (il “contrabbando” di terroristi islamici via Messico per mano dei soliti invincibili narcos). Con la muscolarità che non gli manca, mette in scena una serie di vicende incentrate sul rapimento a scopo destabilizzante della figlia sedicenne del trafficante Reyes (la ben scelta Isabela Moner). A capo dell’operazione, che il Governo è pronto a disconoscere alla prima difficoltà, tornano il federale Graver (Brolin) e il vendicatore Alejandro (Del Toro). Ma tutto andrà prevedibilmente per il verso sbagliato, fra errori e tradimenti, in un andirivieni convulso su uno dei confini più caldi del mondo. Efferatezze in quantità tutto sommato ridotta, rispetto al più inquietante precedente. Il film lascia la sensazione di essere una lunga puntata lussuosa di una serie tv, che termina con un “gancio” potente per un prossimo episodio. La tenuta è affidata al carisma dei personaggi e degli attori che li interpretano, non ci fossero le facce di Brolin e di Del Toro si perderebbe molto. Soldado (dove il soldato è l’agente chiamato ad obbedire sempre e a qualunque costo ma anche un ragazzino messicano che ambisce a diventare un vero sicario) è storia dei grandi errori di una politica incapace di fronteggiare forme sempre nuove di estrema delinquenza (qui l’abbinata terrorismo e narcos), che poi sa solo “ripulire” i danni fatti senza guardare in faccia nessuno, senza la minima etica. Ed è storia della primordiale solitudine in cui parte dell’umanità, vittime e carnefici, si muove, un fiume carsico che scorre sotto, intorno a noi e che noi fingiamo di non vedere, incapaci di porre rimedio, se non con casuali carneficine eliminatorie. La regia mantiene fedelmente certe cupe atmosfere del film precedente. A scrivere è nuovamente Taylor Sheridan, interessante autore, regista e sceneggiatore di film come Wind River, Hell or High Water e della serie Yellowstone, storie di solitari eroi contemporanei dal taglio molto western, in una desolata frontiera odierna. Valida colonna sonora di Hildur Guðnadóttir, solo nel finale echeggiano le splendide, funeree note del tema originale del compianto Jóhann Jóhannsson.

Fuck Them All

7