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Smallfoot

Diversi ma uguali

di

Siamo assediati da mostri di ogni genere, antichi e moderni, incalzati da paure ataviche e ogni genere di nuove minacce. Abbiamo ancora paura del babau e del diavolo, temiamo coccodrilli nelle fogne e scie chimiche, lo spread e il cancro, in fondo pure Nessie potrebbe esistere. E l’uomo delle nevi? Il mitico Bigfoot, nonché altrimenti anche detto Sasquatch, l’enorme scimmione che potrebbe banchettare con gli incauti amanti della montagna? Ma abbiamo mai pensato al suo punto di vista? Una vita serena messa a rischio dalla presenza di sciami di aggressivi e invadenti umani? Se i mostri insomma fossimo noi? Tutto è relativo…. Mira a questo simpatico ragionamento (stimolare una riflessione più che lanciare il solito “messaggio”) il film in animazione Smallfoot, scritto e diretto da Karey Kirkpatrick, più crediti come scrittore che come regista. Che ribalta l’ordine costituito, con la sua allegra comunità di enormi e pelosi abitanti, isolati su una vetta inaccessibile dell’Himalaya, cullati dal racconto delle loro saghe, governati da una serie di regole severe e restrittive, atte a proteggerli. I giganteschi pelosoni infatti credono ciecamente in un sacco di pittoresche frottole, costruite dagli anziani per tenere a bada ogni iniziativa che potrebbe portarli a contatto con un mondo esterno ricco di rischi certo, ma anche di tante possibilità. Perché nella conoscenza del diverso, nel contatto con lo sconosciuto si nasconde anche l’occasione per progredire. Il sistema regge finché uno di loro, il giovane ed entusiasta Migo (doppiato in originale da Channing Tatum) incappa in uno Smallfoot (voce di James Corden), cioè un piedi-piccolo umano, e allora tutto si sfascia, perché viene messo in dubbio tutto l’intero sistema di potere degli anziani. Dal canto suo, l’omino incontrato è un povero documentarista da internet, uno di quelli che mettono la testa in bocca ai coccodrilli per fare audience, in crisi però di gradimento, che vede nell’incontro il modo per recuperare il successo, anzi acquisirne ancora di più. Data anche l’impossibilità di capirsi a causa dei diversi linguaggi, l’umano si vede circondato unicamente da mostri ruggenti e nessuno riesce ad andare oltre le apparenze, a ragionare con la sua testa, a sforzarsi di costruire un ponte invece che distruggere tutto. Sounds familiar? E certo, perché il discorso è ancoratissimo all’attualità, ma simpaticamente, non in modo fastidiosamente edificante (si teme ciò che non si conosce e il timore genere ostilità). Il film ci sembra proprio indirizzato ai più giovani, privo di battute e strizzate d’occhio agli accompagnatori, che però, più dei loro figli, si accorgeranno di qualche altro sottotesto come la contestazione delle verità trasmesse dal Potere (dagli anziani) e l’effetto nefasto che può avere sugli individui la ricerca della volatile fama su internet. Qualche canzoncina qua e là non è memorabile ma nemmeno invadente. Dato il messaggio di conoscenza reciproca e tolleranza, non stupisce vedere che fra i doppiatori originali figura LeBron James, uno dei più forti critici alla politica di Trump, che questo film ai suoi nipotini (se mai ne avrà) immaginiamo non lo farà mai vedere.

Piacevole

7