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Si vive una volta sola

La vita è uno scherzo

di

Cosa ci racconta questa volta il sempre simpatico Carlo Verdone, personaggio amato al di là del merito degli ultimi film, perché come si fa a dimenticare il suo passato? A 40 anni dall’uscita del suo primo film Un sacco bello, nel suo 27esimo da regista, diretto, scritto oltre che naturalmente interpretato, mette in scena un buffo quartetto di amiconi, compagni pure di lavoro. I quattro sono infatti l’equipe medica di punta di una nota clinica medica, il chirurgo principale Umberto (Verdone), il primo assistente Corrado (Max Giusti), Lucia la capo infermiera (Anna Foglietta) e l’anestesista Amedeo (Rocco Papaleo). I quattro hanno un loro sistema per esorcizzare la mestizia dell’ambiente di lavoro, dove il contatto quotidiano con dolori e lutti fa ben fa capire come tutto sia fuggevole. Aggiungendo che sono dei fanciulloni forever, con vite professionali di gran successo, mentre fallimentari sono quelle private, hanno trovato come realizzarsi in una direzione inattesa. L’unica dimensione che li assorbe totalmente è quella degli scherzi, scherzi a tratti feroci che mettono in atto l’uno sull’altro, in un mutare di alleanze momentanee, ma di cui però è vittima prediletta l’anestesista Amedeo. E guai se uno di loro sembra poter trovare la strada per uscire da questo loop. Questa loro particolarità li porterà in un viaggio in Puglia, tutti insieme riuniti fuori dall’ambiente del lavoro, in cui arriveranno a capire (forse) qualcosa di più di se stessi. Ma non è detto che questo li farà cambiare. Del resto è così sicuro che dovrebbero? Se si vive solo una volta, tanto vale non prenderla sul serio. Senza la cattiveria degli Amici miei degli anni ’70, senza il nichilismo senza speranza della vana lotta contro la vecchiaia, quel “crescere” letale che si rifiuta ad ogni costo, forse con altrettanta involontaria misoginia e minore misantropia (anche se la narrazione è punteggiata di piccoli “mostri”), il film cerca di raccontare una storia articolata, inframmezzando le alchimie del gruppetto con qualche digressione che rompe il ritmo (la figlia di Umberto, il fidanzato di Lucia, le avventure turistiche durante il viaggio) e qualche inutile caduta di gusto (l’insistenza sul sedere della figlia del protagonista, che è l’attrice Mariana Falace, nel film soubrette d’assalto, che viene ripetutamente esibito mentre se ne stigmatizza l’abuso, in un bizzarro corto circuito). Ma le facilonerie nel trattamento dei personaggi femminili non si fermano qui, raggiungendo in un paio di occasioni livelli di imbarazzo e questo non dubitiamo sia una distrazione da parte di una persona civilissima e garbata come Verdone, che del resto forse non se ne è nemmeno accorto. Ma oggi la sensibilità è così elevata che, almeno per il pubblico femminile, sono dettagli che saltano all’occhio. Si vive solo una volta è un ibrido fra una commedia tipicamente italiana, che mette in mostra i soliti casi clinici, con uno dei malinconici film di Verdone, che nei dialoghi a tratti troppo lunghi dìmostra altre ambizioni. Questa volta forse è anche appesantito dalla partecipazione alla scrittura di Giovanni Veronesi, autore lontano da Verdone, dotato di una “sensibilità” diversa. Resta l’impegno di tutti gli attori, la bellezza dei luoghi mostrati, ma non è molto.

deludente

6