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Si muore tutti democristiani

Più che satira, riflessione

di
Il Terzo Segreto di Satira, collettivo di video-artisti composto da cinque studenti della Civica Scuola di Cinema di Milano, sbarca sul grande schermo con un film che dal titolo non promette benissimo (già dicevamo qualche settimana fa che siamo stanchi di vedere esposte la mediocrità, le nefandezze italiche). L’operazione è stata tentata da molti, il trasbordo dal palcoscenico teatrale o dal piccolo schermo di tv o computer al grande schermo, con esiti spesso deludenti, per incapacità recitative, per mancanza di spunti originali, perché la loro tenuta non era sufficiente a coprire l’ora e mezza canonica di un film da proiettare in sala, facendo pagare 7/8 euro di biglietto. Ma a sorpresa questa volta la cosa riesce meglio. Si racconta di loro tre alter-ego, 30/40 enni che pretendono (pazzi!) di campare facendo quello che loro piace, cinema, ma si accontentano di pubblicità, video, corti, Come ammuffito pedigree continuano a esibire un ammuffito documentario “socialmente impegnato” ormai vecchio di 5 anni. Per mangiare si arrabattano, uno (Massimiliano Loizzi) ha sposato la figlia di un ricco e becero mobiliere, un altro (Marco Ripoldi) fa il fotografo di matrimoni, il più anziano (Walter Leonardi) è assistente universitario e aspetta un figlio dalla paziente compagna (Valentina Lodovini). In un momento particolarmente basso, capita il colpo di fortuna, un contrattino per un video promozionale super-retibuito per una onlus che lavoro con gli immigrati. Che però nel giro di pochi giorni finisce sotto indagine per pesanti illeciti. Che fare? Proseguire tappandosi il naso o rinunciare sdegnati a sporcarsi le meni con simile gentaglia? Facile a dire, più difficile a fare. I tre sono già al punto di rottura e questo rovello li spezza definitivamente, mettendo in pericolo un’amicizia più che ventennale.
 
Il tema è sfruttatissimo ma qui viene esposto senza eccessive forzature, senza appesantire i tre caratteri, ben resi dai rispettivi interpreti. Solo il personaggio affidato a Francesco Mandelli sembra grottesco, caricato, in confronto agli amici, orrido incrocio fra il Milanese imbruttito e Lapo, pur con connotazioni che ritroviamo spesso guardandoci in giro. Ma risulta il più improbabile (anche se Mandelli è bravo). Mentre meno improbabili sono i tre amici, e le loro riflessioni, portate avanti lungo fili di ragionamento diversi, perché tutti abbiamo vite e problemi diversi, e differenti sensibilità ed esigenze, riescono a far meditare un poco di più che in altre occasioni simili. Che per vivere si debbano accettare compromessi, se le nostre vite sono rimaste legate a una situazione di mediocrità che non ci ha resto indipendenti, è scontato. E non crederemmo a dei puri folli che buttano la vita nel cesso solo per principio, in nome degli “ideali”. Ideali nel nome dei quali hanno pensato di avere vissuto finora, senza ammettere di essersela in parte raccontata, invischiandosi poco a poco in quel Sistema contro cui si pensava di lottare e che ormai ci ha avvolti, fagocitati. Passare dall’altra parte della barricata (ma come, dove?) costerebbe un prezzo davvero altissimo. E sempre solo i “buoni” devono pagare? E così in quella presa di coscienza tardiva, in quell’ammissione di colpa, il finale acquista quel filo in più di amarezza che rende l’operazione migliore.
 

Meglio del previsto

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