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Sherlock Holmes: Elementare Guy... Elementare

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Se pensiamo ad una icona della letteratura popolare del novecento, non possiamo non rivolgere la mente al più famoso detective che si sia mai visto. Protagonista di numerosi racconti, ad opera di Sir Arthur Conan Doyle, parecchie trasposizioni cinematografiche (la più nota quella incarnata da Basil Rathbone) e varie serie televisive, Holmes è l'archetipo del detective deduttivo.

Nel nuovo millennio questo modello sembrava irrimediabilmente superato, sepolto sotto una grigia patina di polvere, soverchiato dai ritmi ossessivi dei una società computerizzata, la flemma inglese dell'anziano detective non era più proponibile... fino all'arrivo di un trio d'eccezione.

Al timone quel Guy Ritchie che ha saputo inventare un sorta di “gangster movie” londinese, e per protagonisti due icone: Robert Downey Jr. (Holmes) e Jude Law (Watson).

Lord Blackwood, a nemesi holmesiana che qui sostituisce -almeno per ora- il professor Moriarty, viene fermato da Holmes e Watson durante un rito esoterico in cui si apprestava a sacrificare una giovane ragazza. Quella che sembrerebbe la conclusione di una storia, non è che i prologo invece. Miracolosamente (o come sostiene lui, magicamente), Blackwood è sopravvissuto all'impiccagione ed ora sta ordendo un diabolico piano per prendere il potere in Inghilterra e riportala ad antichi fasti. Toccherà al dinamico duo cercare di fermarlo seppur distratti da giovani donzelle.

Il film di Guy Ritchie ha come grande pregi quello di aver saputo ricreare mirabilmente l'atmosfera di quella London by gaslight dell'era Vittoriana, pur mantenendo i suoi personaggi all'interno di un'aura di modernità.
L'Holmes del cineasta di Londra, è un incrocio tra Oscar Wilde e Allan Quatermain, ma soprattutto è l'accoppiata con Watson che risulta particolarmente efficace. E', infatti, innegabile, come la coppia realmente “sposata” sia questa, con i loro tipici battibecchi futili e la gelosia serpeggiante verso gli elementi perturbatori di questa fantastica armonia: le donne.

In realtà si tratta di un “buddy movie” dal sapore antico che deve molto a Piramide di Paura (Barry Levinson), film degli anni ottanta su una probabile giovinezza del detective. Atmosfera, mistero ed avversari sembrano uscire da li, ma deve altrettando a Ritchie che ha saputo, con coraggio, abbandonare i vecchi stereotipi a favora di qualcosa di nuovo. Bravo

8