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Shark – Il primo squalo

Mai guardare sotto le Marianne

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Chi è il cattivo più cattivo di tutti nella storia del cinema, l’assassino feroce e subdolo che ci afferra prima che ce ne possiamo accorgere e ci fa a brandelli senza lasciarci scampo? Ma lo squalo, creatura marina mai umanizzata (ci sono riusciti pure con un’orca), anzi spesso demonizzata, villain perfetto nella sua cieca e primitiva ingordigia. Arriva sugli schermi super-estivi Shark – Il primo squalo, grossa coproduzione americana/cinese da 150 milioni di dollari, girata in Nuova Zelanda, con un cast multietnico come pochi. Il film, diretto da Jon Turteltaub (Il mistero dei templari, L’apprendista stregone), progetto passato per diverse mani negli ultimi 20 anni, è tratto dal romanzo Meg di Steve Alten del 1997, primo di una serie di sei, dove Meg è l’affettuosa abbreviazione di Megalodon, cioè Carcharocles Megalodon. Estinto antenato dello squalo bianco, è vissuto nei mari più di due milioni di anni fa, circa 20 metri di lunghezza, 2 di apertura della bocca, 30 tonnellate di peso, denti affilatissimi e lunghi 18-20 centimetri. Shark mette in scena (per lo più in CG) il più grande, più cattivo, più preistorico mostro, più tutto rispetto ai dinosauri di Jurassic, allo Squalo di Spielberg, al mostrone Godzilla. Inarrestabile insomma. E chi mai potrà opporsi a simile letale creatura se non l’attore che film dopo film è diventato uno dei più amati action hero, cioè Jason Statham, divenuto ormai vero idolo anche per molti cinefili, che pure gli hanno sempre negato qualunque dote recitativa? Un sommergibile oceanico resta bloccato sul fondo di una fossa oceanica ancora più profonda della Fossa delle Marianne, durante una missione esplorativa. L’unico in grado di recuperarlo è Jonas Taylor, un esperto di salvataggi subacquei estremi, che però si è ritirato a vita privata dopo un disastro professionale e umano. Ma il nemico che si troverà ad affrontare si rivelerà un vecchio avversario e lo scontro finale, a lungo rimandato, avrà finalmente luogo. La struttura è del tutto edulcorata da ogni elemento di vero disturbo, niente sangue né amputazioni sbattute in faccia, suspense ordinaria e tipologie di personaggi rodatissime: la ricorrente piccina saccente, gli amici di vario livello, eventualmente sacrificabili senza troppa sofferenza, il solito ciccione e il nero a fare da irritanti spalle “comiche”, il miliardario ingannatore. E l’eroe solitario e indurito si lascia coinvolgere in un’improbabile liaison con una volitiva scienziata/aquawoman orientale, senza che si avverta il minimo palpito di sessualità. Con un’ironia che ha fatto la fortuna di vari Z movie, ma molto più budget, il film nella sua versione in 3D gioca anche con il tridimensionale come già aveva fatto Piranha. Per la realizzazione della scena del ribaltamento della barca è stata usata una vasca da 2,5 milioni di litri e un green screen da 920 metri quadrati, il più ampio della Nuova Zelanda, luogo dove è stato girato il film, mentre le altre sequenze acquatiche sono state effettuate nel golfo di Hauraki. Avveniristico ed elegante il tunnel di vetro sottomarino della base Mana One al largo delle coste cinesi (in realtà nessun vetro potrebbe reggere la pressione dell’acqua a quella profondità). Siamo alla spettacolarità pura e semplice per gruppo famigliare che pesca dallo stesso catino di popcorn. Rispetto a Skyscraper, altro disater movie con l’occhio al mercato orientale, anche lui senza sangue né parolacce né sesso, dove sono sempre gli umani a pasticciare e a provocare eventi le cui conseguenze saranno ardue da affrontare, Shark se la gioca sulla scelta del protagonista, che qui rispetto al mitico Dwayne è il meno travolgente (quanto a simpatia) Jason Statham, splendido cinquantenne sempre un po’ musone però. Qui nel finale quasi Achab contro la sua personale Balena Bianca. Shark non vuole e non può (figurarsi) essere lo squalo di Spielberg, quel terrore cieco che assedia, che incalza, qualcosa che ci prende di mira da lontano, determinato a ucciderci mentre disarmati ci godiamo la vita (come in tutto l’horror meraviglioso di quegli anni, a sintetizzare altre paure). Qui siamo al semplice intrattenimento, al fantsy horror al massimo, a una versione “seria” dei film della Asylum, da Mega Shark vs Giant Octopus o i vari Sharknado. Ma per una calda giornata estiva, nel diradare delle uscite cinematografiche, è l’ideale.

Sarebbe 6, ma è agosto

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