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Seven Sisters

What Happened to Monday?

di
Il futuro prossimo venturo è sempre un posto orribile. In quello immaginato da Tommy Wirkola nel suo nuovo film Seven Sisters (titolato inizialmente What Happened to Monday), il governo del nostro pianeta ormai sovrappopolato e con le risorse in esaurimento e un aumento di parti plurimi dovuti alle modificazioni genetiche dei cibi, si è dato regole simili a quelle che nella nostra contemporaneità ha imposto la Cina: un solo figlio per famiglia. Quelli illegalmente concepiti in eccesso vengono gentilmente sequestrati e avviati a un processo di “crioconservazione”, che li elimina dall’immediato, lasciandoli in sospeso verso un ipotetico futuro più florido. Un uomo (Willem Dafoe) si ritrova nonno di ben sette piccine, date alla luce dalla sua adorata figlia, deceduta nel parto (marito non pervenuto). Decide di tenerle e crescerle tutte. Le chiama con i giorni della settimana, organizza una casa-fortezza, le cresce istruendole accuratamente sul loro destino, le addestra a sopravvivere con un astuto stratagemma, reso possibile anche dall’elevato grado di tecnologia disponibile. Ciascuna uscirà di casa solo nel giorno corrispondente al proprio nome, tutte sempre identiche esteriormente per il mondo esterno, adottando l’identità di Karen Settman, la loro mamma. E ogni sera tutte si terranno aggiornate su quanto avvenuto nella giornata all’unica uscita di casa, in modo da poter affrontare l’esterno sempre preparate, come una sola persona. Solo al riparo delle mura domestiche potranno essere chi vogliono, look e attitudini diverse, subendo una vita da parziali recluse ma non c’è alternativa. Quando le ragazze, rimaste ormai sole, hanno circa 30 anni e hanno sviluppato differenti e anche litigiose personalità, Monday un brutto giorno esce per andare al lavoro ma non fa più ritorno. E così avviene a Tuesday uscita per cercarla. La feroce organizzazione della politica Nicolette Cayman, promulgatrice delle terribili leggi, si è accorto di loro, come perché?
Noomi Rapace bene interpreta le varie ragazze, anche se troppi sono i caratteri per la durata del film, alcuni infatti sono solo velocemente accennati, pochi quelli più approfonditi. Il disperato nonno è Willem Dafoe, la malvagia leader è affidata a Glenn Close, una delle “cattive” classiche quando si parla di futuri distopici e non solo.
 
L’idea è intrigante, la sceneggiatura è di due quasi esordienti, Max Botkin e Kerry Williamson, che ricorda molta fantascienza del passato, e Wirkola (Dead Snow, Hansel & Gretel: Witch Hunters) mette in scena un futuro assai poco “futurista”, una versione degradata e disperata del nostro oggi, con la tecnologia rimasta appalto della classe dominante che la usa per sottomettere e controllare la vita delle masse, non certo per migliorarla. Alla lontana il soggetto ricorda la serie tv Orphan Black, senza andare a scomodare Orwell e altri precedenti illustri. Seven Sisters promette e fino a un certo punto mantiene e anche bene, una partenza da cupo young adult sanguinoso con dosi di violenza elevate, scene di combattimento violentissime, proseguendo come action altrettanto violento, convulso e spietato, mantenendo nella progressiva mattanza un tono tragico, lo sterminio di un piccolo, unito nucleo famigliare (una qualunque minoranza), che sembra indifeso nei confronti di un’organizzazione tanto più potente. Peccato che una svolta narrativa forzata e non molto plausibile e un finale banale sciupino l’effetto complessivo, con una conclusione che sarebbe stato più coraggioso tingere meno di rosa.
 

Love is the Answer

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