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Searching

La vita negli schermi

di

Conosciamo la famigliola Kim in tempi felici, marito, moglie e figlioletta, David, Pam e Margot, la vediamo crescere dal momento in cui si affaccia sul web, in tempi pre-social. Poi si prosegue con Facebook, una vita allegramente pubblicata, niente da nascondere, solo da condividere. Compreso un lutto terribile e poi la ripresa. Ma un giorno l’amatissima figlia di David scompare, dopo qualche vana ricerca telefonica e sul web il padre si arrende e coinvolge la Polizia, che arriva ad occuparsi del caso nelle vesti della stimata Detective Vick. La donna, a sua volta madre di famiglia, si impegna giorno e notte nelle indagini. Dove sarà scomparsa una ragazza di buona famiglia, senza amicizie pericolose, senza segreti o vizi nascosti? Fin qui sembra un banale thriller, difficilmente vivacizzabile. Invece Searching si avvale di una tecnica di ripresa assimilabile a quella usata per Unfrieded, là le riprese erano composte solo da video su Skype, qui invece tutta la narrazione è composta, sempre con coerenza e precisione, solo da schermate sullo schermo di PC o Mac: finestre che si aprono su altre finestre in base alle varie attività, mail e messaggi di testo, ricerche su Google, e si sovrappongono e affiancano a video propri o di youtube e a chiamate video, a foto e video di telecamere di sorveglianza e mappe di navigatori, riprese di notiziari, e tutto ciò che possiamo fare dal nostro laptop nel nostro delirio multitasking. Senza dover entrare nel dark web, il padre scopre nei mille social che esplora, alcuni del tutto sconosciuti alla sua esperienza da adulto, un mondo che ignorava, una figlia che non conosceva, sempre convinto di essere stato al passo e invece restando sempre indietro. Non solo nella tecnologia, ma perdendo sempre più contatto con la vita della figlia. Quale frattura invisibile si crea per fare sì che si preferisca comunicare con un’entità sconosciuta al computer e non si riesca a farlo con la persona amata al proprio fianco, che per equivoci e fraintendimenti si allontana invece sempre più? Ma non è solo questo il punto del film, che suscita qualche altra riflessione (la nostra vulnerabilità sul web, l’esibizionismo e il protagonismo sui social, sui media) ma soprattutto incuriosisce dal punto di vista tecnico e offre nel finale un ottimo colpo di scena, inatteso. A sorpresa quindi Searching è un piccolo film che meriterebbe una visione, valido come thriller, originale come impianto scenico, interpretato da un paio di attori più noti per le serie tv che per i loro film, Debra Missing (Will & Grace su tutte) e John Cho, faccia notissima dalla filmografia infinita. L’esordiente Aneesh Chaganty dirige e scrive insieme a Sev Ohanian che a sua volta produce con Timur Bekmambetov (“padre” della tecnica dello screencast, che aveva prodotto proprio Unfriended e diretto con lo stesso stile l’inedito Profile). E alla fine, invece che The End ci sta bene uno Shut Down.

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