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Se son rose

O della captatio benevolentiae

di

Lo abbiamo detto anche altre volte, Pieraccioni non riesce ad esserci antipatico, anche se si è ben coscienti della sua calcolata “piacioneria”. Non per questo non siamo stati critici nei confronti dei suoi ultimi film. Ma per quanto riguarda il pubblico generalista, Pieraccioni, anche nei momenti più bassi della sua produzione, a fronte di costi mai esagerati, con i suoi film ogni due/tre anni ha sempre portato a casa soddisfacenti risultati, bastanti a far contenti tutti, produttori e distributori, e soprattutto lui, permettendogli di stare almeno un altro anno o due a oziare (dichiarazioni sue). Il che fa appunto simpatia. Con piacere quindi ci sentiamo di dire che il suo nuovo film, Se son rose, è migliore dei precedenti (parliamo del periodo dell’appannamento, quello del nuovo millennio, meglio dei primi due/tre film non farà più, temiamo). La commedia è esattamente come le altre, con un protagonista che è Pieraccioni non solo come attore ma proprio caratterialmente. I suoi personaggi sono in genere maschi medi, mediamente benestanti ma in crisi per vari motivi, un po’ malinconici, dotati di un prevedibile appuntito humor toscano, in fondo solitari per scelta, ma sempre lì a brontolare. Tendono a capitolare alla fine, per mano di qualche bella ragazza (spesso troppo bella rispetto all’oggetto del loro amore, uomo comune pure un po’ orso). Ma un happy ending furbamente non si nega a nessuno, anche il meno dotato potrà diventare principe da ranocchio che era. In questo ultimo film, scritto insieme a Filippo Bologna (Perfetti sconosciuti, Quanto basta), troviamo Leonardo, personaggio così clonato sul suo autore da mantenerne il nome, il solito ultra-quarantenne (Pieraccioni ormai ne ha 53) single dopo ripetuti e vani tentativi di non esserlo, giornalista online anche se dall’approccio alla vita analogico. Un giorno l’amata ma un po’ estranea figlia adolescente, decisa a tirarlo fuori dal guscio, invia un sms a tutte le sue ex, proponendo un nuovo incontro. Tutte rispondono, a tutte darà retta Leonardo, per compiacere la figlia, andando incontro a parecchie sorprese. Nel frattempo manda avanti la sua esistenza quotidiana, con una giovane amante meno sciocca di quanto sembri, e qualche incontro con l’ex moglie e l’attuale fatuo marito. Tirerà qualche somma, tutto serve a far crescere, anche i più riottosi a farlo, si vedrà in che direzione. Ma senza svolte clamorose, perché non sarebbe nelle corde del protagonista, dell’autore. Qualcuno giustamente ha citato Broken Flowers, l’amaro film con Bill Murray, ma è chiaro che non siamo a quei livelli. Lì c’era Jarmusch a scrivere e dirigere. Qui Leonardo, che se la passa in fondo ancora bene, sembra soprattutto interessato a capire perché dopo un po’ (nel suo caso tre anni precisi) l’amore svanisca (sembra su base autobiografica). Magari meglio sarebbe chiedersi perché inizia e poi passare alla grande questione: cosa è quella cosa che chiamiamo amore? Ma è troppa roba per una commedia max 90 minuti (e lo ringraziamo per questo, oltre a notare che meno di altre volte si è faticato ad arrivare alla fine), dove Pieraccioni sembra tornare a quella tenerezza garbata che lo aveva contraddistinto, da cui negli ultimi film si era allontanato, in cui inserisce un tema nuovo, quello della paternità, che è poi quello che gli è successo negli ultimi anni (la sua bambina fa una comparsata nel film). Non manca mai qualche panoramica sui bellissimi panorami della sua regione, con colline, cipressi e girasoli, a invogliare il turista. La commedia procede fra gli incontri con le ex e alcune avventure di vita quotidiana, fra siparietti alcuni più riusciti altri meno, lungo una galleria di personaggi alcuni più riusciti altri meno, riuscendo a far sorridere un po’ più del previsto e permettendo anche all’autore/regista/interprete di ritagliarsi un personaggio cui aderisce con maggiore convinzione. Le ex sono caratterialmente casi-limite, affidate ad attrici capaci come Caterina Murino, Gabriella Pession, Michela Andreozzi, Antonia Truppo. Più “sentito” il personaggio dell’ex moglie, che è Claudia Pandolfi, volto che il tempo ha resto più interessante, al di là della sua bellezza. Tutte queste donne avvenenti, ci si chiederà, per un simpatico bamboccione dichiarato come Leonardo del film, come Pieraccioni nella realtà? A parte il fascino del regista (detto come mestiere), pensiamo che a funzionare sia proprio quell’approccio easy, di uno che non ha mai niente da perdere e che tutto quello che arriva è piacevole sorpresa. E se va male, non è una tragedia. In tempi di arroganza sterminata come i nostri, di reazioni dissennate, non può che fare simpatia, come appunto dicevamo all’inizio. Poi il vero cinema è tante altre cose, ma la sua nicchia a Pieraccioni non si può toglierla. Anche perché avesse il successo di Zalone probabilmente gli verrebbe l’esaurimento nervoso per la pressione.

Meno peggio

6