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Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità

L’uomo che rappresentava i sogni

di

A distanza di quasi 30 anni dalla sua morte e 114 dalla sua nascita, perché parlare ancora della vita di un già notissimo personaggio come Salvador Dalì? Perché è stato protagonista del mondo dell’arte di tutto un secolo, diventando poi una vera icona pop, sull’onda dei trasgressivi anni ’60. Dalle voci di Montse Aguer Teixidor, la direttrice del Museo Dalí, e di Jordi Artigas, Coordinatore delle Case Museo Dalí, e grazie a una quantità di filmati d’epoca e di fotografie, ci godremo il processo creativo delle sue mitiche opere d’arte e della sua vita, anch’essa costruita come una delle sue opere. Si parte dalla casa di Cadaqués, dove Salvador trascorreva con poco entusiasmo le sue estati in famiglia, per poi essere introdotti alla lenta, progressiva costruzione della sua famosa dimora, l’adorata casa di Portlligat, sulla baia battuta dal vento, inondata di sole, accorpando umili casupole, magazzino di pescatore dopo magazzino, a renderla un elaborato, labirintico edificio a più livelli (opera d’arte pure quella), che dopo essere stato il suo rifugio, il suo nido d’amore, al ritorno dall’esilio americano diventerà luogo di enorme attrazione per le masse desiderose di conoscere un così originale artista, che di una vistosa eccentricità farà bandiera. Intanto trascorreremo dalla Parigi surrealista degli anni ’30, incredibile adunata di geni assolti nella pittura e nella letteratura, all’altrettanto vivace New York, slanciata verso il futuro, dove trova rifugio durante la Seconda Guerra, per arrivare a Figueres, la città natale dove crea il museo-teatro Dalí, dove morirà, e alla fine, al castello di Púbol, donato alla moglie Gala negli anni della vecchiaia. Ovviamente dietro c’era dell’altro e non è che il film ce lo spieghi molto a parte qualche screzio famigliare, tralasciando prevedibilmente ogni dettaglio non istituzionale. Emerge dirompente l’articolato, lunghissimo rapporto con la figura più importante della sua vita, la moglie Gala, strappata al poeta Paul Éluard, musa, amante, amministratrice, assistente, mai madre di figli ingombranti, distraenti. E su tutto la sua ossessione per l’immortalità, mai pago di quella conquistata con le sue opere, unico modo per conseguirla davvero. Chi non è portato per l’arte, può ambire a conseguirla con la vita stessa, facendone cosa degna da ricordare per chi resta, perché solo la memoria di noi ci salva dall’oblio (come si diceva in Coco e accostare a Dalí un film Pixar/Disney non sembri blasfemo). Il documentario apre la nuova stagione della Grande arte al cinema di Nexo Digital, serie di produzioni di grande successo che consentono di visitare mostre, assistere a spettacoli, scoprire artisti fuori dalla nostra portata, iniziativa totalmente encomiabile, che non ci stancheremo mai di lodare. Sarà nelle sale il 24,25 e 26 settembre.

Esauriente

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