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Riddick: Recensione

di

Dato per morto

 

Sono passati ormai quasi quattordici anni da quando lo sceneggiatore David Twohy (con soli due film all'attivo: The Arrival e Timescape) stupì gli appassionati di cinema di genere con un gioiellino come Pitch Black, western spaziale cupo, teso ed originale con un protagonista di grande fascino: il temutissimo Riddick, super-criminale con le granitiche fattezze di Vin Diesel. Pubblico e critica vennero immediatamente conquistati ed il paragone con il cinema d'assedio di John Carpenter e, soprattutto, con i suoi anti-eroi "alla Jena Plissken" venne a tutti più che naturale. Il successo di Pitch Black, ovviamente, spinse Twohy e Vin Diesel (nel frattempo diventato anche produttore) verso il sequel The Chronicles of Riddick (2004), blockbuster ad alto budget ma anche confuso e senza cuore, lontano anni luce dallo spirito originario: fu un clamoroso flop. In questi ultimi dieci anni, però, regista ed interprete, pur dedicandosi ad altri progetti, non hanno mai smesso di pensare al loro anti-eroe e ad un altro film che potesse rendergli giustizia.

Con questo spirito è nato Riddick, sulla carta un sequel quando, in realtà, si tratta di un reboot del film originale. La storia è divisa in tre atti ben precisi: nel primo assistiamo alla lotta per la sopravvivenza del protagonista abbandonato su un pianeta inospitale e popolato da cattivissime creature, nel secondo entrano in scena i cacciatori di taglie e quindi il focus si sposta sulla più classica caccia all'uomo. Nel terzo e conclusivo atto, invece, vengono recuperate le atmosfere del film originale e si assiste ad un "tutti contro tutti" con contorno di mostri. Tornando ad un basso budget e concentrandosi di più sugli elementi distintivi della saga (l'azione e Riddick), Towhy confezione un discreto prodotto di intrattenimento che, nonostante non raggiunga i risultati della pellicola originale, torna, perlomeno, sui binari giusti. Certo, non tutto funziona come dovrebbe: alcuni personaggi sono di troppo, l'uso dello humour è a tratti esagerato e fuori luogo e la lunghezza è decisamente eccessiva. I puristi potranno, forse, storcere il naso, ma lo stile prettamente comic book scelto da Twohy (il rapporto di Riddick con il cane spaziale, il cinismo, l'ossessione per il pianeta natale rimandano direttamente al Lobo della DC), dal un lato smorza notevolmente il lato dark della saga, dall'altro, però, questa dimensione larger than life conferisce al tutto una sferzata di nuova energia. Entrando al cinema con le giuste aspettative, l'esperienza Riddick può rivelarsi più piacevole del previsto...

Just Riddick...

6