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Restiamo amici

Il passato non è una garanzia

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Ci sono tre grandi amicizie, che dall’infanzia sono arrivate fino all’età adulta. I tre amici hanno poi preso strade diverse. Alessandro (Michele Riondino) è un coscienzioso e amato pediatra, prematuramente vedovo e padre del solito adolescente da manuale, alle prese con tutti i problemi della gente normale, compresi quelli finanziari da onesto ma magro stipendio. Leo (Libero De Rienzo) è un commerciante che manda avanti a fatica il negozio di vestiti di famiglia, ma c’è la crisi, i debiti si accumulano e non si vede un orizzonte migliore. Gigi (Alessandro Roja), il più fortunato, è un figlio di ricconi che ha passato la vita in giro per il mondo a fare lo sciupafemmine, senza mai impegnarsi in niente, ma sta per pagare il fio delle sue irresponsabilità. Ed è proprio lui a chiamare Alessandro per coinvolgerlo in un piano complesso che risolverebbe ogni futuro problema economico per tutti. Ovvio che trattandosi di dilettanti assoluti, le cose non andranno lisce, fra baruffe, equivoci e complicazioni varie, fra cui anche un paio di improbabili storie d’amore. Restiamo amici è una commedia sull’amicizia maschile, genere assai trattato, mescolata alla messa in scena di un “colpo” stile Stangata. Mix che non riesce proprio alla perfezione. Ricca di cliché sia nella raffigurazione dei personaggi sia in quanto maschi, sia come truffatori, e con una serie di personaggi femminili davvero di misero approfondimento, incuriosisce nella prima parte ma pasticcia in seguito, senza più riuscire a trovare la giusta rotta. Nel cast oltre a Michele Riondino, Alessandro Roja e Libero De Rienzo, un bel terzetto di attori assolutamente sprecato, ci sono anche alcune donne, personaggi trattati ancora più superficialmente, fra cui la principale è Violante Placido, madre single un po’ diffidente e suscettibile, che farà vacillare la casta vedovanza di Alessandro. La sceneggiatura, cui ha messo mano anche Marco Martani (a fianco di Fausto Brizzi in molti film), è tratta dal romanzo di Bruno Burbi, la regia è affidata ad Antonello Grimaldi (Caos calmo e le serie Il Commissario Zagaria e Dottoressa Giò). La narrazione scivola nel grottesco verso la fine, lasciando perplessi sulla via intrapresa per raccontare la storia, che subisce troppe variazioni di tono. Quello che sarà certo è che anche la certezza delle eterne amicizie può vacillare.

Promette e non mantiene

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