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Resta con me

Soli si muore

di

Tami è una ragazza di San Diego, nata sul mare e che del mare ha fatto la propria casa. Vive da anni spostandosi di barca in barca, mantenendosi con lavoretti di ogni genere, decisa a girare il mondo un porto dopo l’altro senza mai fermarsi. A Tahiti incontra Richard, inglese con 10 anni più di lei, un altro che ha deciso di vivere in totale indipendenza sulla sua bella barca a vela, costruita pezzo per pezzo con le sue mani. È grande amore, grande comunione di ideali e i due decidono di condividere il loro sogno, di continuare insieme ciò che fino allora hanno vissuto da soli. Sempre senza radici, ma insieme. Una coppia di amici propone di portare il loro lussuoso yacht da Tahiti alla California, i soldi servono, i due accettano. Ma dall’alto dei cieli gli dei come sempre ridono dei piani degli uomini. Dirige l’islandese Baltasar Kormárkur, dopo Everest e la serie Trapped, autore di film drammatici in cui sono gli uomini a determinare il proprio destino, nel bene e nel male (con la parentesi più brillante anche se all’insegna del nero di Cani sciolti). Interpretano con convinzione la decisa Shailene Woodley, che dopo l’esordio nella serie di film Divergent, con Big Little Lies e Snowden si sta costruendo una rispettabile carriera, evitando di restare incastrata nel genere lacrimevole di film come Colpa delle stelle. Sam Clalfin presta la sua bella faccia all’amato Richard. Resta con me, solito titolo italiano improbabile al posto del più stringato Adrift (alla deriva), che alludeva anche alla situazione esistenziale dei due prima del fatale incontro, è una storia che può a buon diritto entrare nel filone di film sui naufragi come Cast Away, Vita di Pi, All is Lost. E riesce a toccare lo spettatore perché è una storia vera (nei titoli di coda vediamo la reale protagonista), resa più interessante da un twist finale, intuibile ma che non spezza la tensione della vicenda, che non ne inficia il senso. Aggiungiamo splendide riprese in mare aperto, vele tese nel vento e poi bonacce logoranti, cieli infiniti in cui il sole splende impietoso quando non viene oscurato da tempeste agghiaccianti (di grande impatto la ricostruzione del naufragio, spezzettato e intrecciato a presente e passato della coppia). L’avventura di Tami si rivela una storia di sopravvivenza assai meno romantica di quanto lasci intendere l’ingannevole trailer, che intreccia lo splendore di panorami esotici alle intime vicissitudini di personaggi illusi di poter governare la propria vita come un veliero, sempre mete diverse, sempre avanti e ancora avanti senza mai fermarsi, nella realizzazione del sogno della libertà totale. Una storia di sogni e illusioni che si scontrano con la solita natura matrigna, con un destino che decide per te, portandoti dove devi essere. E non è sempre un bel posto.

Maliconico

7