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Respect

Come si diventa Regine del Soul

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Arriva sugli schermi dei cinema un nuovo biopic, dedicato questa volta a quella che è stata definita la “Regina del Soul”, Aretha Franklin. Il film Respect, titolo di una delle sue hits più famose, diretto dalla regista Liesl Tommy, racconta della sua vita, dal salotto del papà predicatore ai cori nelle chiese, ai palcoscenici del mondo. Il tempo preso in considerazione va da quando Aretha era una bimbetta di 10 anni fino a circa gli anni ’80, con fedeltà storica priva di eccessi melodrammatici, sorvolando volutamente sulle componenti più hard della vita della cantante. Che è diventata madre a 12 e 14 anni, per colpa di chi non si è mai saputo (il film allude a una violenza in ambito famigliare), che poi ha guardato il fondo di troppe bottiglie lungo una vita sempre combattuta. Ha infatti sofferto molto la separazione fra i genitori, probabilmente causata dall’eccessiva intransigenza del padre, ha incontrato un marito amato ma abusatore di cui a fatica si è liberata, non ha mai smesso di tenere testa al padre-padrone, mentre in un mondo di bianchi scalava le vette del successo, portandosi dietro la solita corte di collaboratori utile ma a volta parassitari. Come si sa è riuscita a rialzarsi ogni volta e diventare il mito che sappiamo. Questo senza mai smettere di sostenere il movimento per la difesa dei diritti civili, passando da Martin Luther King, amico di famiglia, all’ammirazione per l’attivista Angela Davis. A interpretarla è stata chiamata Jennifer Hudson, Oscar nel 2007 per Dreamgirls, che ci offre un’interpretazione discreta, mentre ricanta dignitosamente tutte le hits di Aretha, cantante dal timbro di voce e dall’estensione però superiori. In biopic come questi, approvati da vari gradi di eredi, non si può sperare di apprendere sul personaggio molto di più di quanto si possa leggere su Wikipedia. Ma possono costituire lo spunto per approfondire una ricerca e riascoltare canzoni immortali (e dell’arrangiamento per mano della cantante di Respect, canzone che era di Otis Redding, il film ci offre una godibile versione). Ben fornito il resto del cast, Forest Whitaker è l’assai socialmente rispettato padre (in privato ben più discutibile). Nei panni del marito troviamo un insolito Marlon Wayans, che ricordiamo in ruoli assai più frivoli. Mary J. Blidge compare nei panni di Dinah Washington, altra grande artista che per affermarsi ha dovuto lottare duramente. Finale trionfale con filmati della vera Aretha nella storica esibizione in presenza di Obama. Per completare il quadro consigliamo la visione di Amazing Grace, mitico documentario del 1972, diretto da Sideny Pollack, restaurato e distribuito solo nel giugno di quest’anno, sull’esibizione nella chiesa battista New Temple Missionary di Los Angeles, concerto qui citato, divenuto il suo album più venduto.

Un ritratto rispettoso

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