MovieSushi

Remì

“Dolce Remì per in mondo vai tu”

di

Sobbalzeranno i 40/45 enni di oggi, già con l’occhio lucido al solo ricordare i lacrimevoli cartoni animati degli anni ’70, prodotti nippo di gran successo al pari di Heidi, Lupin, Candy Candy, senza dimenticare i più “virili” Capitan Harlock, Goldrake, Mazinga, Jeeg. Anche i più adulti si sovverranno di un altrettanto lacrimevole libro, Senza famiglia di Hector Malot, risalente al lontano 1878, caposaldo di quella letteratura menagramo che vede (senza blasfemia) I Miserabili come stella polare, che vanno dai capolavori dickensiani a Incompreso e pure Pinocchio. Avventure lunghe e dolorose con percorsi esistenziali resi in continuazione sempre più ardui, irti di ostacoli, di cadute e ricadute, ogni errore commesso dolorosamente pagato in cammini di redenzioni faticosissimi o in percorsi di rivalsa su situazioni in cui, da ingenui innocenti, si era caduti. Letture edificanti perché, se letti a terrorizzati piccini, li inducevano a ringraziare iddio che tante sciagure non stessero capitando a loro, tenendoli così tranquilli e soddisfatti in modo alquanto ricattatorio. Il tenero piccino Remi ha passato i suoi primi anni nella povertà dignitosa della sua casetta contadina, con l’affettuosa mamma. Ma quando torna a casa il di lei marito, in predecenza a Parigi a fare lo spaccapietre, incattivito da sventura e miseria, tutto cambia brutalmente. Remi scopre di colpo cose epocali sulle proprie origini, viene ceduto a un musicante da strada che gli evita per un pelo l’orfanatrofio. E meno male perché l’uomo si rivelerà una persona meravigliosa e il lungo percorso che intraprenderanno, con l’unica compagnia di un cagnone buono e di una scimmietta capricciosa, lo porterà dopo innumerevoli avventure/sventure, ad arrivare dove tutto aveva avuto inizio e quindi a risolvere ogni problema, vincendo contro malvagità umana e ostacoli del destino. I cattivi pagheranno il fio, qualche buono soccomberà ma altri buoni avranno il sacrosanto premio. Fra le varie libertà che la sceneggiatura, scritta dallo stesso regista, si prende rispetto all’originale, semplificando e sfrondando molto, c’è che la storia è raccontata ad altri bimbetti dall’anziano Jacques Perrin, in una notte buia e tempestosa. Ma il tono è sostanzialmente fedele e il messaggio pure, in una narrazione dove nulla è come sembra, un fatto o un personaggio che sembra nefasto si rivela positivo e ugualmente l’opposto, all’insegna del “mai fidarsi delle apparenze”. Il soggetto è molto sfruttato, almeno sei trasposizioni su grande schermo a partire dal 1915, molte versioni televisive e il famoso anime di cui dicevamo all’inizio. Intendiamoci, questo Remì è un prodotto assai curato, bei costumi, splendide location, scenografie accurate, Antoine Blossier mostra di sapere il mestiere, nonostante la non molta esperienza, ottimo anche il cast. Gran prova di Daniel Auteuil, con un personaggio sfaccettato, ben scelto il tenero ragazzino, l’esordiente Maleaume Paquin, si prestano anche due attrici note come Virginie Ledoyen e Ludivine Sagnier. Manca però il pathos. Siamo noi diventati dei cuori di pietra? Ai più piccoli l’ardua sentenza. Resta nei più grandi la voglia di andare a rivedersi Daniel alle prese con i violini nel film Un cuore in inverno, che negli anni ’90 aveva dato slancio internazionale ad una carriera iniziata incredibilmente quasi vent’anni prima.

Per piccini

6