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Red Rocket

Guai sognare davvero il Sogno Americano

di

2016, presidenziali alle porte, l’America tornerà mai “Great Again”? Mikey Saber torna nella desolata piana di Galveston, da dove era partito vent’anni prima in cerca di successo. E nella mitica California lo aveva trovato, cosa importa che fosse nel campo del porno? Anzi, meglio, gran divertimento per anni, donne, droga, ville, premi. Ma tutto si è deteriorato e lui ha perso ogni cosa. Letteralmente senza nemmeno le pezze al culo, in braghe e canottiera, scende dall’immancabile pullman e va a bussare a casa dell’ex moglie, anche lei un tempo diva di quel settore, ormai in totale degrado. Ma viene respinto e dovrà far ricorso a tutto il suo fascino appannato per riuscire a recuperare un tetto. Nemmeno gli altri abitanti del piccolo conglomerato di case lo accolgono a braccia aperte, in fondo sempre invidiosi della sua fuga, del successo, e contenti di vederlo tornare al loro infimo livello. Mikey si barcamena spacciando erba per una piccola trafficante locale, amica di famiglia, riallaccia un’amicizia con uno sfigatissimo vicino di casa, quasi si riconcilia con la moglie. Soprattutto conosce Strawberry, una deliziosa ragazza, commessa in un negozio che vende Donuts e vede in lei la possibilità di un rilancio professionale. Non che lui sia un mostruoso corruttore, lei è già molto sveglia e disinibita e di passare la vita a studiare e fare la commessa non ha troppa voglia. E poi Mikey non racconta favole, per scappare da lì (e chi non scapperebbe) non ci sono molte altre chances. Bye Bye Bye, cantano intanto nella colonna sonora gli NSYNC, dopo l’addio alle palme e al Pacifico, Mikey vorrebbe dire addio alle raffinerie e al mare inquinato del Golfo. Lui non ha mai smesso di “sognare la California”, là dove per lui tutto era andato bene, prima di finir male. Avrebbe solo bisogno di un aiutino, come il Viagra che prende per farcela in certi momenti. Vederlo fallire è però piaciuto a molti, che sembrano considerarsi migliori di lui, chissà perché, e ostacoleranno con tutte le loro forze una sua nuova fuga. Il regista Sean Baker ci ha già raccontato la “sua” America in film come Tangerine o Un sogno chiamato Florida e qui ci riporta fra quel’umanità annientata alla quale dei vuoti discorsi elettorali di Trump o Hillary non importa nulla, perché sanno benissimo che nulla li riguarderà. Loro dovranno solo tirare avanti, da soli e sempre a fatica verso un orizzonte sconsolante e lontanissimo. Solo Mikey osa sognare, osa credere in un futuro diverso, basato sul colpo facile, sempre sul limite dell’illegalità, fondato sui due maggiori poli d’attrazione per il genere umano, sesso e droga. Ma almeno lui si porva e questo non gli viene perdonato dagli abbrutiti appartenenti al suo giro. Mai personaggio negativo, vile, sbruffone, fancazzista, corrotto, eppure irresistibile, è stato meglio scritto e interpretato. Gran merito va alla scelta di Simon Rex come protagonista, ex VJ, qualche trascorso col porno pure lui, poi attore di qualche horror. Qui si rivela davvero capace di un’interpretazione che sostiene tutto il film, con la sua bella faccia ammaccata, sciupata, un piacione che mai si arrende, incapace di riconoscere con se stesso lo squallore della sua vita. Ma se lo facesse non gli resterebbe che la resa. Anche Rex deve avere avuto una vita spericolata, glielo si legge in una faccia che è esattamente quella di Mikey, con un sorriso disarmante e anche disarmato, e lo sguardo di chi in fondo ancora è capace di sognare. Sogni bagnati, sogni fumati, chissà, ma almeno è qualcosa, rispetto al consumarsi in una baracca scrostata guardando le ciminiere delle raffinerie che si stagliano all’orizzonte. Un buco nero, anche se intorno c’è la glassa rosa di una ciambella, sempre un buco nero resta.

sorprendente

8