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Rachel

Santa o puttana?

di
Campagna della Cornovaglia, primi dell’800, una ricca ed elegante magione in mezzo a verdissime campagne, scogliere a picco sull’Oceano. Là è cresciuto l’orfano Philip, accudito amorevolmente dal ricco cugino Ambrose più grande di vent’anni, irrimediabilmente misogino. Del resto non erano gran begli anni, per la considerazione degli uomini nei confronti dell’altra metà del cielo. A sorpresa però, durante una vacanza a Firenze (il bel paese è sempre stato meta ambita per i ricchi borghesi europei), Ambrose incontra Rachel, una giovane vedova, se ne innamora follemente, la sposa e, strategicamente, si ammala e defunge. Philip, che si precipita sul posto, non trova nemmeno Rachele, che resta una figura misteriosa, della quale è autorizzato a pensare il peggio possibile. Quando però finalmente Rachele si palesa in Cornovaglia, tutte le bellicose intenzioni di Philip si sciolgono come la classica neve al sole. Il ragazzo è solo un giovane uomo inesperto, imbevuto di pregiudizi ma fondamentalmente romantico e in preda alla tempesta ormonale dei suoi vergini vent’anni. Si innamora follemente della donna, le offre regali costosi, le propone il matrimonio, in un’escalation dovuta soprattutto alla ritrosia della donna, che non si butta a capofitto sul nuovo pretendente. Anzi, con un comportamento assai ambiguo, sembra godere nell’alimentare i sospetti più vari sul proprio conto. Quante delle cose confuse che Philip pensa (e anche il giro di ricchi borghesi che lo circonda) della giovane donna, nel bene e nel male sono obiettive? Quante derivano dal suo innamoramento, quante dalla convenzionale visione della donna e del suo ruolo in generale? E Rachele, chi è? Un’astuta manipolatrice, una criminale potenziale, una persona che ha viaggiato e conosciuto il mondo meglio dei gretti e classisti campagnoli fra cui si ritrova a dover vivere, una donna che cerca si sopravvivere in un mondo di uomini, restando (orrore) libera? Nessuno riuscirà comunque mai a vedere la vera Rachel, che forse pure lei cercava confusamente di restare a galla in un mondo che non le concedeva chance, illudendosi di farcela con le sue sole forze. Il film, scritto e diretto da Roger Michell (Notting Hill, The Mother, L’attrazione fatale), è tratto dal romanzo Mia cugina Rachele, di Daphne du Maurier, di cui ricordiamo l’ottimo Rebecca, la prima moglie e Uccelli, entrambi portati su schermo da Alfred Hitchcock. Rachel è a sua volta remake del film del 1952, con Richard Burton nel ruolo che qui è del bel Sam Claflin, mentre la donna, che allora era interpretata da Olivia de Havilland, è affidata all’enigmatica Rachel Weisz. Dal romanzo era stata anche tratta una serie tv nel 1983. Michell mette in scena il dramma con una fedele ricostruzione dell’ambiente, molto curata visivamente ma attenta anche al ritratto dei personaggi. Rachel, che non è solo un thriller come potrebbe sembrare, è una vicenda drammatica in cui in una sola figura femminile si incarnano tutti i luoghi comuni (santa e puttana, angelo del focolare e spietata approfittatrice, mantide e pilastro della famiglia), di cui da sempre le donne sono state vittime, costrette ad accettare compromessi del tutto invisibili agli occhi maschili, che del mondo femminile avevano una visione parziale e influenzata da mille pregiudizi. Del tutto incapaci di guardare con occhio equilibrato quelle creature che transitavano loro accanto, senza le quali a volte la vita sembrava impossibile, così impossibile che andavano conquistate (“comprate”), grazie a leggi promulgate a loro volta da uomini per metterle in condizione di soggezione. Come abbiamo imparato dai molti film tratti dai romanzi di Jane Austen, a riprova che spesso il cinema arriva dove non arrivano l’istruzione, l’informazione. Sono tutti romanzi/film che consigliamo vivamente alle giovani donne di oggi, che danno tante cose per scontate.
 

Riuscita trasposizione

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