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Quo vadis, Aida?

Ricordo di una strage

di
Era il 1991 quando è iniziato il conflitto nei Balcani, la feroce guerra civile che ha dilaniato l’ex Jugoslavia per circa dieci anni, paese tenuto artificiosamente unito dal Maresciallo Tito dopo la Seconda Guerra Mondiale e straziato dopo la sua morte da sanguinose ostilità su base etnico/religiosa, serbi e croati contro bosniaci, “cristiani” contro “islamici”, eserciti regolari e milizie locali assassine a sterminare più di 100.000 incolpevoli civili. Oggi la Jugoslavia è suddivisa in sette diversi stati, chissà quanto sono più felici di prima. Questa guerra, un vero e proprio genocidio, è stata gestita al peggio dalle potenze occidentali che appoggiavano questa o quella parte in base a ben altri interessi che le inclinazioni religiose o il rispetto per le diverse etnie. E peggio anche dall’informazione mondiale, che se da un lato ne capiva poco, aveva come sempre bisogno di “buoni” e “cattivi” da schierare per far capire meglio al lettore medio di cosa si trattasse, prendendo così diversi abbagli in corso d’opera Questo ha reso ostica anche la trasposizione su grande schermo di eventi di cui si aveva poco conoscenza approfondita. Ciò nonostante alcuni film validi ne hanno parlato, citiamo Harrison’s Flower, La vita è un miracolo, No Man’s Land, Nella terra del sangue e del miele, Il segreto di Esma, e, come titoli internazionali, Beautiful People e i più romanzati The Hunting Party, The Whistleblower, Perfect Day, Savior, Behind Enemy Lines. Arriva adesso sui nostri schermi il bellissimo film Quo vadis, Aida?, che racconta la strage di Srebrenica, 8000 bosniaci giustiziati nell’estate del 1995 sotto lo sguardo impotente, inefficiente, complice dei Caschi blu dell’ONU in quel periodo olandesi. Va detto che anche quell’avamposto, designato come “area sicura”, era stato abbandonato dalle alte sfere dell’inutile organismo internazionale e così si è permesso (anche collaborando) che le milizie serbe sfilassero da sotto il naso degli occidentali tutti i fuggitivi che si erano ammassati fuori dalla sede, ma anche quelli che vi avevano trovato rifugio, a meno che non fossero segnati nelle loro liste di collaboratori (sembra di sentire le storie avvenute poche settimane fa in Afghanistan). Per paura, facendo finta di credere alle fasulle garanzie dei serbi, temendo di scatenare la loro reazione più violenta. E su quella lista Aida, interprete ufficiale di etnia bosniaca e quindi avente diritto, cercherà disperatamente, febbrilmente di far scrivere anche il marito e i due figli maschi, mentre svolge il suo lavoro e si rende conto della situazione. Tutto il film sta nella sua disperata determinazione, nel suo correre in cerca di una soluzione da una parte all’altra del compound, mentre lo spettatore sa benissimo quanto le promesse dei serbi siano ingannevoli e quanto gigantesca sarà l’inettitudine dei Caschi blu. Ancora oggi casualmente si scoprono agghiaccianti fosse comuni e la violenza era stata allora così efferata da provocare l’intervento bellico ufficiale degli Stati Uniti, fino a quel momento assenti, almeno ufficialmente. Poi dopo la strage, cosa resta, se si sopravvive? Resta che si va avanti a vivere, con tutto l’atroce carico di dolore e rabbia, con una sola speranza, che i nuovi esseri umani, i bambini, crescano bene, che le future generazioni non pensino di ripetere le orrende azioni dei loro genitori affettuosi, degli amorevoli nonni, che però si sono macchiati di colpe mostruose. Quo vadis, Aida? è più teso e ansiogeno di qualunque thriller/horror/splatter, perché è tutto vero, è andata esattamente così, a due passi da casa nostra, mentre noi facevamo il bagno sull’altra riva dell’Adriatico. Il film, diretto con sobrietà quasi documentaristica da Jasmila Zbanic, prende spunto dai fatti realmente vissuti da un vero traduttore, Hasan Nuhanovic, ed è interpretato da Jasna Duricic, con una sobrietà che la rende ancora più efficace. Un senso di sconforto ci pervade, perché ci si rende conto che, per parafrasare il famoso motto della Legge di Murphy, qualunque cosa orribile possa succedere, lo farà. Vent’anni dopo il Tribunale internazionale dell’Aja ha condannato per crimini di guerra 62 serbi e considerato colpevoli di genocidio il Generale Mladić (che compare nel film), oltre al feroce leader politico Karadžić e incriminato il Presidente serbo Miloŝević. Quo vadis? Aida, è un film che dovrebbe essere proiettato nelle scuole, perché mai alle superiori si arriverà a parlarne e davvero la storia non ci può insegnare niente se non viene nemmeno raccontata.

sconvolgente

9