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Qualcosa di meraviglioso

L’ottimismo vola

di

Cos’è questa cosa meravigliosa di cui ci vuole raccontare il film scritto e diretto da Pierre-François Martin-Laval, più noto come attore che come regista, tratto dal libro autobiografico scritto da Fahim Mohammad, Sophie Le Callennes e Xavier Parmentier, pubblicato nel 2014? Nataliziamente ottimista, caldamente edificante come il fuoco del caminetto, gentilmente consolatorio come una favoletta della buona notte? Con un titolo originale meno indicativo, Fahim, dal nome del piccolo protagonista, ci narra la faticosa avventura del ragazzino profugo del Bangladesh insieme al papà ex poliziotto (uno dei tanti posti del mondo dove si sta malissimo e si tende a scappare). Lasciando sul posto l’amatissima madre, arriva con una certa facilità in Francia, a Parigi, dove il padre, uomo semplice ma dalla volontà di ferro, spera di “salvarlo” grazie alle sue doti. Fahim infatti è un precoce genio degli scacchi e sembra che nella legislazione francese chi ha particolari qualità artistiche o sportive possa sperare più dei comuni mortali. Il ritratto dell’accoglienza francese che il film ci fornisce è benevolo, tutto è ben organizzato, almeno per un po’, ma quando per vari incidenti si arriva alla stretta finale, c’è poco da fare, il Sistema si abbatte indifferente sui tapini. Ma per sua fortuna Fahim è stato introdotto dal padre presso un personaggio particolare, un ex campione di scacchi assai caratteriale, divenuto allenatore/istruttore (Gérard Depardieu), intorno al quale gravita un piccolo mondo buono, di accettazione e generosità. Ragazzino fortunato, Fahim, perché certo dotatissimo negli scacchi ma di non facile carattere neppure lui. Fahim è interpretato dall’esordiente Assad Ahmed. L’aiutante di Depardieu è interpretata da Isabella Nanty, faccia nota dalla lunga filmografia. Intorno tanti ragazzini spontanei, molto toccante il padre, che a un certo punto si ritrae sconfitto. Proprio il cinema francese, nella sua parte più ottimistica, ci ha già raccontato altre storie a lieto fine, di edificante integrazione, di recupero di soggetti sfortunati (anche se resta indimenticabile l’assai più realistico Welcome di qualche anno fa e la situazione da allora è solo peggiorata). Ricordiamo film come Samba o Nelle tue mani (non emigrazione ma banlieu), il divertente Travaux- Lavori in casa, il surreale, poetico In viaggio con Jacqueline, ma anche il ben più pessimista Deephan, mentre le differenze razziali venivano buttate in barzelletta con i due Non sposate le mie figlie. Sono film consolatori, perché sembra che tutti i problemi si risolvano, specie in presenza di doti speciali. Qualcosa di meraviglioso è il racconto sobrio di un’odissea umana, senza sensazionalismi, nessuno si accanisce oltre certi limiti e il Potere mostra un volto anche umano, perlomeno accessibile. Il film ha anche qualche momento leggero, specie nelle parti che riguardano la figura ingombrante (in ogni senso) del coach affidato a Dépardieu, un burbero benefico della miglior tradizione. Il film invita a essere ottimisti e soprattutto a essere comprensivi: tutti dovrebbero poter aspirare a un futuro migliore, specie se capaci di offrire qualcosa di concreto in cambio. A tutti dovrebbe essere data la possibilità di mostrare il loro lato in fiore. E se non ce l’hanno? Il film non può dare risposte, nessuno può.

Edificante, gentile

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