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Pride and Glory - Il prezzo dell'onore: Duellanti straordinari in un poliziesco vecchia maniera

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Si può sacrificare il proprio "orgoglio" e tutto ciò in cui si crede, in nome della ricchezza e della "gloria"?
Se lo chiedono Gavin e Gregory O'Connor, fratelli gemelli rispettivamente regista e produttore di questo Pride and glory - Il prezzo dell'onore. Figli di un agente della Polizia di New York, i due portano sullo schermo un solido poliziesco, che indaga quello che negli Stati Uniti viene definito il "muro blu del silenzio", dietro il quale vengono celati i crimini commessi dalle forze dell'ordine, e le sue ripercussioni sulle vite degli agenti stessi e di chi li circonda.

Quattro agenti sono rimasti uccisi in un agguato e il Detective Ray Tierney (Edward Norton, in grado come suo solito di dare spessore a personaggi sofferti ed intensi) accetta, riluttante, di condurre le indagini. Scoprirà una realtà di corruzione e abusi di potere, resa per lui ancor più terribile dal possibile coinvolgimento di suo fratello Francis (un angosciato Noah Emmerich), capo dei quattro agenti assassinati, e di suo cognato Jimmy Egan (Colin Farrell, sempre a suo agio con ruoli in bilico tra bene e male), loro collega.

Quale lealtà scegliere? Quella verso la propria famiglia o quella verso la propria divisa e i valori di giustizia, onestà e onore che essa rappresenta? Dilemma non di poco conto quello sollevato dai fratelli O'Connor in un film a prima vista convenzionale ma con almeno due fondamentali elementi di notevole interesse. In primo luogo c'è la rappresentazione della violenza e degli abusi di potere perpetrati dalle forze dell'ordine, al cinema raramente così dura e, c'è da supporre, realistica (quanto avranno influito, infatti, gli aneddoti di "papà O'Connor" su questo aspetto?).

La corruzione è di casa nei polizieschi "made in USA", ma mai avevamo visto un poliziotto avvicinare minacciosamente un ferro da stiro acceso al volto di un neonato! Il secondo aspetto riguarda, invece, la riflessione socio-politica condotta dalla pellicola, che fa emergere una disturbante, ma reale e di conseguenza preoccupante, similitudine tra chi dovrebbe tutelare la legge e chi la infrange, tutti vittime, in modi diversi, dell'ingiustizia sociale. I comportamenti illegali, corruzione da un lato delinquenza pura dall'altro, sono frutto della povertà che accomuna "guardie" e "ladri". Uniti anche da un substrato di valori familiari condivisi, che possono portare uno spacciatore a farsi arrestare a causa di una visita ai propri figli, o un poliziotto corrotto ad uccidersi per lasciare ai suoi cari un ricordo di onestà, nella speranza che basti a far dimenticare, anche solo parzialmente, gli errori della sua marcia esistenza.

Scordatevi bene e male come categorie assolute. Pride and glory non lascia spazio alla consolazione. Fatta eccezione per un finale un po' addolcito, pensato forse in onore del proprio padre e dei valori che egli ha servito. Ma sfido chiunque a dire che un simile gesto di rispetto sia da disprezzare.

Un thriller solido ed implacabile. Con il particolare pregio di non edulcorare la corruzione e le violenze perpetrate dalle forze di Polizia

7