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Pixels: Recensione

di

L'Arcadia degli Arcade

La Terra è sotto attacco alieno. Strane astronavi colpiscono il nostro pianeta frantumando cose e persone in un nugolo di cubetti stranamente somiglianti ai pixel. Cosa sta succedendo e perché? Succede che nel 1982 l'umanità ha inviato nello spazio una sonda contenente vari manufatti umani per farci conoscere ad eventuali civiltà extra-terrestri. Questo materiale è stato in effetti rinvenuto da una misteriosa razza aliena che ha però equivocato, scambiato i videogame allegati come vere e proprie sfide, sponsorizzate dai personaggi presenti nei filmati, Madonna, Hall & Oates, Ricardo Montalban e Hervé Villechaize di Fantasy Island.

Così i protagonisti dei giochi Pac-Man, Donkey Kong, Galaga, Centipede e Space Invaders si stanno scatenando contro gli abitanti della Terra in un attacco a 8 bit (ma con loro arriverà anche un tenerone Q-Bert). Come opporsi, come vincere le loro sfide? Chiamando a raccolta coloro che erano stati dei veri campioni proprio in quei giochi, nei contest di quei lontani anni. Il primo a essere reclutato è l'ormai maturo e disincantato Brenner, divenuto nel frattempo un rassegnato installatore di impianti tv. A farlo ci pensa il Presidente degli Stati Uniti in persona, che altri non è se non il migliore amico d'infanzia di Brenner. Tutti insieme, con l'aiuto della bella e geniale Violet, insolitoTenente Colonnello specializzata in armi estreme, in una vera e propria "rivincita dei Nerd" spazzeranno via con i meriti acquisiti sul campo le forti perplessità dell'establishment presidenziale (in effetti comprensibili). A impegnarsi sul campo sono il solito Adam Sandler (solito nel senso che questo attore, in Italia non molto amato, porta le sue non molte espressioni sempre uguali all'interno di quasi ogni genere di storia); la simpatica Michelle Monaghan (rilanciata dal successo di True Detective 1); Peter Dinklage richiestissimo dopo il meritato exploit in Game of Thrones; il pancione Kevin James, che lavora praticamente solo con Sandler (un po' Fiorello/Baldini, De Sica/Conticini, Abatantuono/Conti); Josh Gad, lo sfigato supremo, che ricordiamo nella serie 1660 Penn. Compaiono anche altre facce note (Brian Cox, Sean Bean, Jane Krakowski) e ci sono un paio di cameo con Serena Williams e Martha Stewart oltre alla la breve comparsata di Dan Aykroyd e del simpatico creatore di Pac-Man Toru Iwatani. La storia è scritta da Tim Herlihy (all'attivo cose con il Saturday Night Live e altri film con Sandler, il che induceva a non esaltanti prospettive), ispirata al corto del 2010 di Patrick Jean, e dirige uno che ci sa fare, Chris Columbus, attento alle meccaniche infantili (non solo quelle dei bambini anagraficamente intesi), probabilmente anche lui nostalgico di quegli anni (lui è del 1958). Ricco di battute e situazioni divertenti, goliardico e sanamente scemo, con combattimenti ben realizzati e mai troppo lunghi, un'ottima selezione di canzoni e buoni effetti speciali, Pixels sembrerebbe indirizzato (a loro piacerà pensarlo) ai quarantenni che erano bambini/pre-adolescenti in quegli anni di grandi innovazioni, di sempre nuove giocose scoperte (specie qui nella nostra arretrata Italia, dove MTV, nata nel 1981, è arrivata solo nel 1997). Quelli che prima ancora che fiorissero le sale giochi (non solo quelle solo con biliardi o ping pong) correvano nei bar dove un gestore illuminato installava un nuovo cabinato. E rimpiangono una purezza delle origini, già ripercorsa dal film Ralph Spaccatutto, quella di tempi che sembrano preistoria (e sono del tutto ignoti ai giovanissimi seguaci di Favij), omaggiati già in film come Scott Pilgrim e, anche se in un altro campo, Super 8 (e non dimentichiamoci dei Guardiani della Galassia), in attesa di Ready Player One di Spielberg. Una vera era dell'innocenza che vagheggiano però anche coloro che a quei tempi erano già adulti eppure ugualmente incuriositi da quelle elementari ma divertenti meccaniche, da quei buffi suoni elettronici e dalle bizzarre creature che popolavano quei mondi dagli acidi colori. E che meglio dei più piccoli ricorderanno la sorpresa davanti all'elementare animazione di Max Headroom, citato nel film (che in effetti non era generato al computer), protagonista del video degli Art of Noise Paranoimia. Erano anni in cui i giochi non potevano essere accusati di aizzare assassini seriali e ci si limitava a mettere sotto accusa libri e film. La Nostalgia insomma non è appannaggio di nessuno, passa anche attraverso più generazioni.

 

ma anche sette e mezzo

7