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Piccoli brividi 2

Un sequel un po’ fake

di

Ben memori della piacevole sorpresa che era stato il film precedente tre anni fa, ci siamo accinti speranzosi alla visione del secondo capitolo. Per restare purtroppo delusi. Il nuovo film, tratto anche lui dalla serie tv horror per ragazzi degli anni ’90, riprende infatti il personaggio del pupazzo da ventriloquo, che dava tanto filo da torcere ai protagonisti del primo film. Ma lo usa come puro pretesto per confezionare un prodotto ad hoc per il periodo di Halloween, con un occhio particolare per la platea dei piccini, rimettendo in scena una nuova invasione di mostri ai danni della solita pacifica cittadina. Due ragazzini incauti ritrovano in una casa abbandonata quello che è il primo libro scritto dal mitico R. L. Stine, il famoso autore di una collana di libri di grandissimo successo, chiamata Piccoli brividi (in originale Goosebumps, pelle d’oca) e sappiamo bene quali inquietanti proprietà abbiano i suoi scritti. Nella lotta per rinchiudere nuovamente nel libro tutte le creature che hanno preso vita, che sono le stesse del primo film più tutte quelle di Halloween, decorazioni, zucche e orsetti gommosi (i migliori) compresi, ai due amici si aggiungeranno la sorella maggiore, la solita mamma single e un vicino di casa, l’ormai insopportabile Ken Jeong, che rifà in eterno il personaggio di Notte da leoni. Jack Black compare una decina di minuti in tutto, la prima volta a un’ora dall’inizio del film, poi in due brevissime scenette e in una sequenza più lunga nel finale. Una quarantina di righe del copione al massimo, crediamo. Soprattutto spiace che si sia abbandonato il personaggio della figlia di Stine, la deliziosa ragazza che in realtà era anche lei una “creazione letteraria” e sarebbe stata suscettibile di sviluppi intriganti. Chissà, forse in un terzo film, se mai si farà. Il vero Stine compare nei panni del preside che nel finale consegna il premio a uno dei ragazzini.

deludente

5