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Parlami d'amore: Per l'esordio del giovane Muccino come regista, una storia d'amore incancrenita nel passato

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Tutto nasce due anni e mezzo fa, su un divano, un giorno per caso. Silvio è con Carla Vangelista, decidono insieme di scrivere un libro, iniziano a plasmarne i rispettivi personaggi. Dal canto suo, il fratello di quel Gabriele Muccino che, grazie a Will Smith, è stato adottato da Hollywood, ha scritto la storia di Sasha, ragazzo problematico dall’infanzia difficile, ma pronto a rifarsi una vita. Magari con Benedetta, biondina aristocratica viziata e viziosa, interpretata nella trasposizione cinematografica da una Carolina Crescentini mai così credibile in un ruolo.
Pare che il provino sia durato quattro ore e, benché “durissimo”, abbia lasciato soddisfatti regista e attrice. Ma non chiamatela darklady: “Non mi sono ispirata tanto ai modelli di darkladies del passato, quanto alla protagonista di Swimming pool, dice lei.

Trucco sfatto, spesso ubriaca, una ragazza dalla vita sbandata: per questo suo fascino, fragile e malizioso al tempo stesso, Sasha perde la testa e, quando incontra l’affascinante Nicole, le chiede d’insegnargli a conquistarla. Inevitabile che, fra una lezione di seduzione e l’altra, qualcosa scatti anche nel cuore di chi ha deciso da tempo di rinunciare all’amore, quel mostro malefico e meraviglioso che ti travolge e, quando se ne va, ti lascia dentro un vuoto insostenibile.
“Lei non osa più vivere, lui ha appena cominciato: sono due anime gemelle che dovevano incontrarsi”. Così Aitana Sanchez, talento spagnolo preso già in prestito da Salvatores in Io non ho paura, parla del suo personaggio, per poi raccontarci come ha deciso di accettare questo ruolo: “Non conoscevo Silvio, però, appena ho letto il copione, a Madrid… ho pianto. Ho sentito che dovevo, volevo essere Nicole”.

Inevitabile il confronto con Scusa ma ti chiamo amore, per la questione della differenza di età che ormai sembra, insieme al facile romanticismo, il leit motiv della cinematografia nostrana (giovanilistica – ops): lei sulla quarantina (anzi, nel libro dieci di più!), lui poco più che ventenne.
Rapporto materno? “No”, risponde secca Aitana, “È la vita che scoppia all’improvviso, li accomuna la paura di fronte all’incontrollabile. Più che di differenza di età, parlerei di lontananza a livello sociale e culturale”. Lei, infatti, è una borghese benestante. Lui un ragazzotto reduce da un centro di tossicodipendenza.
Silvio Muccino, qui palestratissimo e dalla lacrima troppo facile, si impegna con tutto se stesso, va detto, a girare un film diverso da quei cinque interpretati finora. Ci mette dentro tutte le dipendenze e le ossessioni di un venticinquenne inquieto: ricordi che fanno male, sensi di colpa, gioco d’azzardo, droga, complessi di Edipo (grandioso Giorgio Colangeli nel suo cammeo), passioni smodate, vero amore all’orizzonte… tutto, troppo.

Dispiace che le intenzioni, alte, altissime, non raggiungano puntualmente l’obiettivo.
Resta l’impressione di un film che parla d’amore, certo, e tenta di evocare gli eccessi di vite poco normali (un applauso per Flavio Parenti, nei panni di un Tancredi che sembra uscito da Arancia Meccanica!) senza riuscire a rendersi credibile. Recitazione troppo sopra le righe, battute da baci perugina, quantità esagerata di citazioni e riferimenti che si confondono fra loro senza sortire alcun effetto.
Un esordio zoppicante, quello del piccolo Muccino dietro la macchina da presa. Forse per colpa di ambizioni troppo alte, forse per inesperienza, forse per il timore del confronto con il fratello, da lui ormai considerato un mostro sacro.

Di sicuro c’è che, uscendo a San Valentino, il film farà incetta d’incassi, attirando tutti coloro che si aspettano un film alla Come te nessuno mai, Che ne sarà di noi? & co., invece si troveranno di fronte ad un’opera che tenta di spiccare il volo per raggiungere un pubblico adulto, finendo però per restare a mezz’aria, malgrado gli intenti dichiarati: “È giusto fare un cinema per ragazzi, ma è giusto anche dare qualcosa in più, qualcosa che, esaurito il romanticismo, il sogno, lasci qualcosa dentro”, dice l’attore-sceneggiatore-regista-tuttofare.
Dentro, però, marcate a fuoco nella pelle, restano solo le splendide musiche firmate da Andrea Guerra, fra cui l’intensa “Tear Down These Houses” interpretata da Skin.

(da www.giovani.it)
 

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