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Parigi, tutto in una notte – La fracture

Le cose della vita

di

Parigi, manifestazione dei Gilet gialli, una delle tante che hanno messo a soqquadro la città per circa un anno a partire dal 2018, inizialmente motivato dal rincaro del carburante e dalla mancanza di politiche di sostegno sociale, degenerato poi spesso in gratuiti vandalismi e azioni di provocazione nei confronti delle forze dell’ordine. Un ospedale pubblico, già in crisi per carenza di personale per fare fronte alle normali attività, si trova sovraccaricato di lavoro per l’afflusso di gente rimasta ferita a vario titolo durante la manifestazione, che al pronto soccorso si mescola ai pazienti incorsi in problemi di salute diversi. Con il passare delle ore la situazione si aggrava, i disordini arrivano alle porte dell’ospedale, i manifestanti si rifugiano all’interno, mentre la Polizia vorrebbe fare irruzione per arrestarli. Il film, diretto da Catherine Corsini, scritto da lei insieme a Agnès Feuvre e Laurette Polmanss, prende un gruppetto di personaggi e ci racconta come e perché sono finiti lì, le loro interazioni e lo sviluppo dei loro rapporti, mentre si intrecciano con le vicende dei vari addetti ai lavori. Alcune sono più approfondite, altre sono appena degli accenni, ma tutte concorrono non solo a chiarire i singoli personaggi ma a formare un quadro più ampio. Fondamentalmente Parigi, tutto in una notte, dal titolo originale più chiaro, La Fracture (che è anche quella del braccio della protagonista e della situazione sociale), ha una visione “di sinistra”, che si cerca di ammorbidire con il breve sfogo di un poliziotto nel sottofinale. Ma purtroppo la situazione è questa, crisi del sistema ospedaliero pubblico, manifestazioni di massa che degenerano nella direzione sbagliata, per colpa di provocatori, per colpa di una reazione eccessiva da parte del Sistema. E a livello più basso, le semplici vite della gente comune dove tutti hanno gli stessi problemi comuni, economici, lavorativi, organizzativi. Anche se tutti fanno del loro meglio, compreso chi all’inizio dell’avventura sembrava più estraneo, l’alba si leverà su uno scenario di distruzione, mentre qualcuno cerca faticosamente di rimediare alla tragedia della giornata precedente e altri, i più fortunati, svolazzano verso le loro confortevoli esistenza, appena sfiorati da quanto accaduto. Che tornerà ad accadere nel weekend successivo e chissà quante altre volte in futuro. Raccontata così sembrerebbe una storia cupa e didascalica. Invece la sorpresa che il film ci riserva sta proprio in questo punto, riuscire a dire cose di sostanza con humor e leggerezza (almeno all’inizio), mentre poco alla volta i fili narrativi si stringono per arrivare al punto, cosa che si fa con grande chiarezza. Lode a sceneggiatura e regia (pensiamo a cosa ne avrebbe fatto qualche regista italiano) e agli interpreti, su cui campeggia, a fare giustamente da traino,Valeria Bruni Tedeschi, in uno dei ruoli che la contraddistinguono, la borghese capricciosa e rompiscatole. Ma ugualmente bravi sono gli attori che interpretano i personaggi che le girano intorno: Pio Marmaï, il camionista dall’animo anche troppo candido, la compagna della protagonista Marina Fois e l’infermiera Aïssatou Diallo Sagna, concentrato di tutte quelle lavoratrici che sgobbano da mattino e sera senza riposi garantiti, votate a un lavoro ingrato (esistono, non tante, magari non tutte, ma esistono). Qualche concessione al melodramma si può perdonare e, anche se si tratta di un film a tesi e i personaggi sono schematici, la narrazione, pur se concentra una serie di fatti particolari, è plausibile e la visione resta coinvolgente, almeno per chi si sia trovato almeno una volta nella vita in condizione di emergenza.

Schierato ma onesto

7