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Onward – Oltre la magia

It’s a Kind of Magic

di

Una volta il mondo era un luogo felice, governato dalla Magia, che risolveva ogni problema, mentre unicorni sfrecciavano nei cieli, sulle strade galoppavano centauri e nelle acque guizzavano sirene e sirenetti. I tempi però sono cambiati, dalla lampadina in poi è arrivata la tecnologia, che ha messo tutti in grado di soddisfare le proprie esigenze senza fare il minimo sforzo. Ma siamo sicuri che siano proprio tutte? E che farla così comoda sia formativo? Nella nostra storia ormai gli unicorni razzolano nella spazzatura e i draghi sono animaletti da compagnia. L’elfo adolescente Ian (con la voce di Tom Holland) è il solito ragazzino imbranato, rinunciatario e complessato, che attribuisce ogni sua incapacità a essere felice, realizzato, alla mancanza del suo mitizzato papà, che è morto quando era piccolissimo e di cui non ha ricordi. Non crede alla magia, di cui il padre era invece esperto. Non gli basta una mamma affettuosa e presente e lo imbarazza Barley, il fratellone maggiore, chiassoso e inconcludente ma pieno di entusiasmo (si vede quasi a vista Chris Pratt sotto il disegno), che alla magia crede con convinzione, grande esperto di giochi di ruolo e letteratura fantasy. Ian non ha nemmeno mai preso la patente, scoraggiandosi ogni volta alla prima difficoltà. Ma per i suoi 16 anni la mamma tira fuori dalla soffitta un bastone magico, con cui si potrebbe materializzare il padre, anche se solo per 24 ore. Il problema è che Ian non è capace di manovrare bene l’ignota materia e così il padre si materializza solo dalla vita in giù. Per riuscire a completare l’incantesimo, Ian insieme all’indispensabile Barley dovrà affrontare un’avventura simile a quelle in cui il fratello è esperto, tappe da raggiungere, indizi da decifrare, un oggetto da conseguire. Intanto li insegue la preoccupata mamma e una simpatica “mostra” gigante, la Manticora (voce di Octavia Spencer), che si era riciclata come ristoratrice e invece grazie ai ragazzi riscoprirà la sua antica vocazione. Anche la Polizia li bracca, perché il sedentario centauro Capo è il boyfriend della mamma e si preoccupa per lei. Lungo il viaggio, come da tradizione, tutti si conosceranno meglio e ciascuno tirerà fuori il meglio di sé. E Ian scoprirà che a lui non è mai mancato proprio niente, che l’assenza del padre era solo un alibi, perché dietro di lui c’è sempre stato il misconosciuto Barley a sostenerlo, a proteggerlo. E alla fine ci sarà posto anche per quella “magia” che il mondo di oggi sembra snobbare, forte della sua tecnologia. Dan Scanlon, al suo secondo film dopo Monsters University, dirige e collabora alla sceneggiatura, si dice ispirata alla sua vicenda famigliare. Il film è il primo realizzato interamente senza il contributo di John Lasseter, caduto alle prime avvisaglie di #metoo. E si nota. Onward è un film “carino”, che rischia però di non appassionare un bambino superiore ai dieci anni (quelli dei nostri giorni), con il suo tenero messaggio finale, con il solito invito a seguire i propri sogni, anche quando il contesto ti scoraggia. I personaggi sono simpatici ma non certo indimenticabili e il percorso di Ian, il suo “viaggio di formazione” è prevedibile: solo acquistando fiducia in se stessi, credendoci nel fondo del proprio cuore, si può riuscire in ciò che si desiderava. Arrendersi ogni volta, alla prima avvisaglia di difficoltà, certo non aiuta. Anche inesperti, bisogna insomma immettersi con la propria macchinetta nel traffico dell’autostrada della vita. Le parentesi più divertenti sono affidate al “mezzo” papà, portato a spasso con un guinzaglio, perché ovviamente non vede dove andare. La vita è bella se diventa un’avventura, un racconto degno di essere raccontato, andando sempre “onward”. Se ancora ci basta questo per appassionarci e/o addirittura commuoverci, meglio così, vuol dire che in fondo siamo ancora dei teneroni.

carino

6