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One Day: One Day (Maybe?.)

di
Emma e Dexter dal 1988 sono due friends without benefits. Dopo un unico incontro alla fine del liceo, conclusosi senza un nulla di fatto nonostante una certa reciproca attrazione (anche se da basi differenti), hanno commesso l’errore di diventare “migliori amici”. Partendo da quello che, ai giorni nostri, sarà l’evento topico nella loro vicenda, conosceremo la loro storia attraverso una serie di veloci flashback in senso temporale, che ce li mostreranno a più riprese nel corso di quasi una ventina d’anni, scanditi da brevi, talvolta fuggevoli incontri, mentre le loro vite affettive e professionali prendono e abbandonano varie strade. A ogni incontro arriveranno sfalsati, ciascuno a un punto diverso della propria esistenza, con ambizioni diverse, ancora da realizzare o apparentemente soddisfatte, rischiando di perdersi, riuscendo faticosamente a ritrovarsi ogni volta, senza recidere mai del tutto il filo con cui il destino li ha legati. Non solo fra loro il rapporto è difficile, anche nelle rispettive vite, singolarmente portate avanti, trovano ostacoli di ogni genere, contrarietà, gioie e dolori, e altri fidanzati e fidanzate (specie il più fatuo Dexter).
Una storia così può finire in due modi, bene o male. Chi avesse letto il libro di David Nicholls, da cui è tratto il film, già saprà, per gli altri spettatori non diciamo di più. Perfetto per il suo ruolo di ragazzo di buona famiglia, ricco e viziato, impreparato ad affrontare i venti della vita, è Jim Sturgess, sensibile protagonista di Across The Universe. Anne Hathaway è fin troppo bella per essere credibile nel ruolo della studentessa un po’ nerd e sfigata, brutto anatroccolo che sboccerà tardi. Entrambi gli attori passano vent’anni senza venire granché invecchiati dal truccatore, con un esito un po’ spiazzante. Insieme a loro, segnaliamo la sempre valida Patricia Clarkson, la madre di Dexter, e Romola Garai (le serie tv Emma, The Crimson Petal And The White, The Hour), che è la sua prima moglie. Dirige Lone Schefrig, già responsabile di An Education, realizzando un film elegante, che cerca di ridurre al minimo il sentimentalismo della storia, che però ne fa indissolubilmente parte. Bella colonna sonora di Rachel Portman, con curata sequenza “temporale” dai Del Amitri a Tricky, da Corona, Robbie Williams, Tears For Fears a Elvis Costello che ha composto per il film la canzone Sparkling Day. Per non soccombere all’alto tasso zuccherino, fra le smancerie e le liti, nel loro continuo avvicinarsi per poi riallontanarsi, nelle scaramucce che costelleranno quasi vent’anni di vita condivisa ma da lontano, il film, nell’amaro finale, si può leggere come uno dei tanti giochi del destino (quindi carpe diem perché del doman non v’è certezza), una storia che nella conclusione rivelerà una parentela lontana con Sliding Doors. Infatti la sceneggiatura, scritta dallo stesso Nicholls, dopo il primo incontro, la prima notte castamente trascorsa insieme che ci viene rappresentata all’inizio, solo nel finale svela la sua conclusione, il suo “mattino dopo”, dal quale è scaturito tutto il gioco che ha poi portato i due ragazzi esattamente al punto dove era scritto che arrivassero (perché da qualche parte è sempre scritto). Salvando così il film, almeno a nostro giudizio, da una maggiore banalità.

Irrimediabilmente romantico

6