MovieSushi

Odio l’estate

Gli estremi si mescolano

di

Si sono presi quattro anni i tre amici Aldo, Giovanni e Giacomo, dopo l’insoddisfacente Fuga da Reuma Park, per far uscire un nuovo film. Oggi sono forse più apprezzati da un pubblico di coetanei o quasi, meno dai più giovani che si sono persi le loro folgoranti apparizioni a Mai dire goal o a teatro, negli anni migliori per la loro creatività, dagli anni ’90 a tutto il primo decennio dei 2000. Per mettere insieme una storia da raccontare, in questo loro decimo film insieme, ci si sono messi in sei, il regista Massimo Venier, alla sua sesta collaborazione con i tre autori/attori, e altri due sceneggiatori e il tema non è nuovo. Tre famiglie, che più diverse non si può, si trovano costrette a dividere una bella villetta, durante il periodo di ferie in Puglia. Come da manuale ci sarà uno scontro fra personalità, fra classi sociali, fra caratteri, fra i tre maschi alfa e le rispettive mogli, mentre i figli, di varia età, si incrociano senza problemi, come fossero ancora terreno non infettato da pregiudizi e luoghi comuni. Dopo varie avventure, i tre gruppi (di cui fa parte anche un bel cagnolone) troveranno il modo per convivere e addirittura per avvicinarsi e affezionarsi. Il tutto fra gag mai rivoluzionarie e svolte narrative prevedibili. Un Maresciallo che odia i turisti (Michele Placido) fa da contrappunto alle intemperanze dei protagonisti. Odio l’estate dura 110 minuti e soffre di qualche momento stiracchiato, ma alla fine di tutta la storia, che ha un brusco twist finale (inatteso va detto), si comprende l’intenzione di fare un film “vero”, sfruttando sì la simpatia del Trio (e quando in scena ci sono solo loro, a due e due o tutti insieme, si sorride con affetto), ma anche cercando di dire qualcosa di sostanzioso sulla vita, sui sentimenti, sui rapporti umani, senza fare la solita satira dell’italiano brutta gente. Certo in ciascuna delle tre famiglie sono riconoscibili gli stereotipi, il proletario ruspante, il commerciante in crisi, il libero professionista addicted. Ma contano le conseguenze che questi stereotipi hanno avuto sul formarsi di caratteri che non riescono a vivere bene, incastrati in ruoli che si sono lasciati costruire addosso. E ci vuole coraggio per liberarsi e soprattutto ci vuole compagnia. Cameo di Massimo Ranieri e musiche di Brunori Sas, venate di quella sottile malinconia che sembra essere uno dei bersagli del Trio oggi, molto meno dissacranti e pungenti di quando avevano 20 anni di meno. Ma il tempo fa anche questo e non è detto che sia un male.

Gradevole, non travolgente

6