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Oasis: Supersonic : Recensione

di

 "Siamo stati gli ultimi, siamo stati i più grandi"

Si sono messi insieme nel 1991, nel 1993 hanno trovato un produttore, nel '94 il loro terzo singolo, Live Forever, li ha portati all'attenzione del pubblico mondiale, poco dopo e faticosamente hanno messo insieme il primo album di studio, Definitely Maybe, e sono esplosi. Il mondo è impazzito, è arrivato (What's the Story) Morning Glory?

e nessuno sembrava più poterli fermare. Hanno venduto 75 milioni di dischi, ai concerti folle oceaniche si radunavano per inneggiare alla loro musica. Stiamo parlando degli Oasis, la cui nascita e la cui dissoluzione girano tutte intorno a rapporto di odio/amore (ormai sembra solo odio) fra i due fratelli Liam, il cantante, il front man, bello ma meno dotato, e Noel, l'autore, il chitarrista, poi anche lui il cantante, meno bello, meno carismatico ma capace di scrivere canzoni memorabili. Non si può fare un film su di loro, senza prendere in considerazione il rapporto fra i due ragazzi, di disagiate origini, privi di freni inibitori nella loro sete di rivalsa, genericamente "arrabbiati" contro un altrettanto generico "sistema", nemmeno teneri nei confronti dei loro fan, pure insensibili nei confronti degli altri membri della band. Ostili ai mass media, ne sono stati facili vittime, almeno al momento del maggior successo, grazie alla solita ingenua convinzione che la fama metta al riparo dall'ipocrisia del mondo. E non erano nemmeno tempi di Internet e di social. Il film si apre e si chiude sull'evento esplosivo che ha fatto da consacrazione e quasi da congedo per una carriera folgorante, il concerto di Knebworth nel 1996, davanti a 250.000 spettatori (per i biglietti c'era stata una domanda di quasi 3 milioni di biglietti) e si concentra poi sul loro breve momento d'oro (‘91/96), con una quantità enorme di materiale audio/video (ce ne sarebbe stato per almeno tre altri film, dice il regista Mat Whitecross). In realtà è solo nel 2009 che Noel ha abbandonato definitivamente il gruppo, dopo tante fughe, liti, separazioni degli anni precedenti, ma lo splendore dei primi anni non era più quello. Non hanno fatto in tempo a invecchiare, a perdere l'ispirazione, a decadere, a mettere rughe fisiche e spirituali. Sono spariti lasciano un pugno di canzoni indimenticabili. Che è più di quanto ci si potesse aspettare, vedendo quali disagiati, sgradevoli ragazzi della periferia di Manchester fossero, con la tendenza a bere e farsi un po' troppo, figli picchiati da un padre alcolizzato e violento, che ha costretto la loro mamma a lasciarlo, riducendosi a una vita da madre single con tre figli, con ricorso al cosiddetto "stato sociale". Un padre che quando sono tornati in Irlanda per un concerto, ha bene organizzato con un tabloid scandalistico di aggirarsi provocatoriamente nella hall del loro hotel e poi, non soddisfatto, il giorno dopo è riuscito a telefonare a Liam, suscitando la sua tanto agognata, violenta reazione (puntualmente registrata e diffusa). Gli Oasis sono arrivati, hanno scritto (Noel ha scritto e Liam ha cantato) canzoni bellissime e se ne sono andati. E ci si chiede se, per parlare a frasi fatte, sia meglio aver scritto una pagina di storia della musica o tutto un libro. Di loro, come una specie di Kaiser Soze, il mondo si era appena accorto. E loro erano già spariti.

 

 

Bello, anche per non simpatizzanti

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